Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

Voce di Dicembre 2018

Indice degli articoli

Riflettere su ricchezza e povertà nel nostro mondo per distinguere tra campioni passeggeri e campioni senza tempo

Chi sono i veri campioni?

di don Angelo

1. Rabbia e sdegno

Non mi è ancora passata la rabbia da quando ho saputo che la Juve ha pagato fior di milioni per accaparrarsi CR7, cioè Ronaldo. È fuori discussione che sia un grande campione sportivo, che faccia goal che lasciano a bocca aperta, ma certe cifre fanno gridare allo scandalo, quando si pensa che milioni di esseri umani sono in miseria e muoiono di fame…

La rabbia poi diventa sdegno quando sento Papa Francesco che in una catechesi del mercoledì afferma che il «mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari. Eppure molti vivono in una scandalosa indigenza e le risorse, usate senza criterio, si vanno deteriorando. Se sulla Terra c’è la fame non è perché manca il cibo. Anzi, per esigenze di mercato (tenere alti prezzi e guadagni) si arriva a volte a distruggere o buttare quanto la Terra ci elargisce» (Udienza Generale del 07/11/2018).

Di questa colpevole ingiustizia ci parla in un articolo apparso su Vita pastorale anche Carlin Petrini, quando ci riferisce dell’ultimo rapporto della FAO e ci informa che la fame cresce anziché diminuire. «Nel 2017 —scrive— il numero di persone denutrite è aumentato, toccando 821 milioni. Allo stesso tempo, gli adulti obesi hanno raggiunto i 672 milioni. Anche l’ultimo rapporto Oxfam ci informa che esiste una strettissima élite di miliardari che si spartiscono la quasi totalità della ricchezza mondiale. L’82% delle ricchezze del mondo è in mano all’1% della popolazione, mentre 789 milioni di persone sono in povertà assoluta». La forbice tra poveri e ricchi, anziché chiudersi, si allarga sempre di più: tra i molti che hanno poco e i pochi che hanno molto!

2. Campioni e… campioni

Ci sono campioni la cui stella, dopo alcuni anni, si spegne e ce ne sono altri la cui luce continua a brillare e a illuminare. Vorrei parlarvi di Felice Tantardini, un personaggio di altri tempi, ma con la stoffa di un vero campione di bontà, laboriosità e… santità.

Il mondo missionario è ricco di tipi strani e fuori dal comune. Felice Tantardini era uno di questi. Soffriva di ernia inguinale e la teneva a posto con un cinto di cuoio e un fermaglio di legno da lui stesso fabbricati; si lavava i denti con la cenere e un vecchio spazzolino (a 85 anni aveva ancora tutti i suoi denti… i dentisti hanno avuto poco da guadagnare da lui); dormiva per terra accanto al letto, su una stuoia di paglia e una coperta, senza lenzuolo e senza cuscino; quando sentiva in arrivo qualche raffreddore o qualche disturbo intestinale (le uniche malattie che conosceva), per due giorni mangiava solo tozzi di pane secco bagnati nell’acqua salata e guariva; è vissuto in luoghi malarici, ma non ha mai preso la malaria e diceva ridendo: «Le zanzare se mi mordono muoiono». Felice era un missionario laico (cioè non sacerdote), nato a Introbio (Valsassina) nel 1898, aveva studiato fino alla terza elementare e poi era andato a fare il fabbro… militare nella Prima Guerra Mondiale del 1915—1918, è poi entrato nel P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere) come Fratello Cooperatore, cioè missionario laico consacrato a vita. Partì per la Birmania nel 1922 e morì il 23 marzo 1991 a 93 anni dopo settant’anni di missione, con un solo ritorno in patria nel 1956. Nella sua autobiografia, scritta per ordine del suo Vescovo, si definì il «fabbro di Dio» e nell’arte di lavorare il ferro aveva formato molti giovani birmani. Era a servizio delle missioni di Birmania, dove il Vescovo lo mandava lui andava e faceva di tutto: fabbro, falegname, ortolano, agricoltore, infermiere, sacrista, capomastro. Sorridente, arguto, disponibile, viaggiava sempre a piedi, capace di percorrere 50 km al giorno su sentieri di montagna e di foresta con 30 o 40 kg sulle spalle per giorni di seguito… aveva una forza straordinaria: piegava le sbarre di ferro con le braccia. Si alzava alle 4,30 del mattino e andava a letto alle 22 senza nemmeno riposare al pomeriggio, momento che passava in chiesa recitando uno dei suoi tre rosari quotidiani, poi alla sera faceva un’ora di adorazione. Amava molto i poveri, gli ultimi della società, e anche gli animali; dava via tutto quello che aveva e riceveva. In decenni d’intenso lavoro ha costruito chiese, scuole, case parrocchiali, orfanotrofi, ospedali, seminari, conventi. La sua fama si diffuse in tutta la Birmania, tanto che al suo funerale si raccolse una folla notevole formata anche da buddisti e musulmani. Molti hanno cominciato ad invocarlo come il “santo del martello”. Felice è uno di quelli che guardano il futuro non aspettando che le cose accadano, ma uno di quelli che le fanno accadere. Questi sono i “campioni” per cui faccio il tifo, altro che i CR7.


Un ultimo pensiero, che vuol essere anche un auguro per un Santo Natale, lo prendo da quanto Paolo scriveva ai Cristiani di Roma, quando diceva di provare una profonda sofferenza per il fatto che i suoi fratelli israeliti non conoscevano Gesù (Rom 9, 1-5). È la sofferenza che ho provato visitando le famiglie per la benedizione natalizia. Insieme a tanti aspetti positivi, ho rilevato anche tanta superficialità. Tutti, o quasi, desiderano la benedizione della casa, ma pochi sono coloro che hanno interesse per incontrare realmente Gesù attraverso i Sacramenti. I veri “campioni”, che restano anche come testimoni, sono coloro che traggono la loro forza dall’incontro con Gesù.


Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità