Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

Voce di Novembre 2018

Indice degli articoli

Metti una sera, un incontro con don Mattia Colombo dal lontano paese della foglia d’acero. A che punto sono i suoi studi?

Andata e ritorno per il Québec

di Fabio Sgaria

La Voce della Comunità ha raggiunto anche il Québec! «Sono rimasto fedele all’appuntamento mensile con la Voce, la leggo sul sito, così riesco ad essere aggiornato sulla vita della comunità che mi ha accolto all’inizio del mio cammino sacerdotale».

Inizia da qui l’intervista a don Mattia Colombo, che a settembre ha ormai compiuto trent’anni e da quasi due anni ha cominciato un percorso che lo porterà a discutere fra qualche anno una tesi di dottorato in Teologia Pastorale, mentre ora si trova a Québec City, nel Canada francofono. «Ma ormai sono pronto al rientro in Italia, che è previsto per il 14 dicembre…».

Lo raggiungiamo e lo salutiamo via Skype (portenti della tecnologia, ormai così scontata eppure così sorprendente!) e lo troviamo in forma: è sera per noi, dopocena, mentre là —sei ore indietro per il fuso orario— è pieno pomeriggio, poco prima che concelebri Messa. Sembra di non essersi davvero mai persi di vista.

Quindi torni in Italia? Gli studi sono finiti?

I corsi universitari sì, sono conclusi. Ora mi dovrò dedicare all’elaborazione della tesi, alla raccolta dei dati e allo svolgimento delle interviste. Ho seguito i corsi e sostenuto gli esami presso l’Università canadese —i corsi di Teologia si tengono presso università pubbliche, diversamente dall’Italia—, mentre la redazione della tesi la devo fare in Italia.

Che titolo ha la tesi? Cosa riguarderà?

Il titolo è piuttosto lungo e articolato (abituato ormai a parlare correntemente il francese, trova qualche difficoltà nella traduzione in italiano, nda): Cristiani post-metropolitani: in che misura lo spazio urbano può trasformare la vita di fede e la forma della Chiesa.

Avrò due relatori: uno canadese, Gilles Routhier, e uno italiano, mons.Luca Bressan. L’idea è quella di approfondire alcuni studi recenti che parlano delle “post-metropoli”: come le aree urbane sempre più estese anche al di fuori delle metropoli incidono sulla vita della Chiesa, cambiando per esempio la stessa parrocchia. Il fenomeno urbano è uno degli attori principali nella costruzione della società e delle sue culture, nella delineazione degli scenari di vita, e anche nella riconfigurazione dell’esperienza religiosa e nella percezione della dimensione trascendente che struttura l’esperienza umana. Io dovrò intervistare persone che si definiscano credenti, cercando di capire come il tessuto urbano influenzi la vita di fede.

Come descriveresti la tua esperienza in Canada?

L’esperienza accademica è stata sicuramente interessante: come dicevo, in Canada la Teologia si studia nelle Università pubbliche e questo rende la proposta molto più stimolante (infatti, per esempio, ci si ritrova a studiare non solo tra cattolici). Con i docenti c’era un rapporto molto più confidenziale e arricchente. L’esperienza pastorale è stata decisamente sfidante: nella comunità dove sono ospitato, di tre chiese presenti sul territorio una risulta chiusa al culto, mentre nelle altre si celebra alla domenica una sola Messa a cui partecipano circa seicento persone in ogni chiesa (su un territorio di complessivamente 30.000 abitanti circa)!

Si respira un’idea di laicità molto americana, in base alla quale l’esperienza religiosa è un affare privato, che non incide sulla realtà quotidiana e che non viene vissuta esternamente in modo comunitario. Ad esempio, i media qui hanno seguito poco tutte le vicende legate al Sinodo dei giovani, hanno dato qualche risalto alla canonizzazione di Paolo VI, ma altrimenti la questione religiosa corre il rischio di ridursi solo a qualcosa di intellettuale o di “scandalistico” (gli scandali legati alla pedofilia e altro…).

La cosa che trovo più triste è che la Chiesa —almeno per l’impressione che ne ho avuto io— sembra aver accettato tutto questo‬…

Tornando in Italia, ti occuperai a tempo pieno della stesura della tesi?

L’arcivescovo mi ha già ironicamente preannunciato: «Non vorrai mica occuparti solo della tesi, vero?!». Quando tornerò ne riparlerò con lui e con il rettore del Seminario: collaborerò sicuramente con le comunità di Albizzate e Sumirago, vicino a Gallarate, come presenza festiva e un po’ per la pastorale giovanile e probabilmente col tempo mi dedicherò all’insegnamento. Vediamo. Per concludere il lavoro accademico mi ci vorranno ancora tre anni…

…In sottofondo si distinguono i rintocchi delle campane: il tempo del nostro dialogo si sta esaurendo. C’è spazio ancora per una domanda prima dei saluti.

Cosa ti sentiresti di raccomandare alla Comunità di Meda, alla luce della tua esperienza in terra canadese?

È necessario ritrovare l’importanza dei legami, dello stare assieme. Mi sento di sottolineare il rischio di rinunciare ai legami: rischiamo di trasformarci in un’utenza, non un popolo in cammino dentro una storia di salvezza e di amore.

È il momento dei saluti e dell’appuntamento a ritrovarsi in terra italiana, fra qualche tempo, continuando a percorrere un pezzo del cammino verso il proprio destino, pronti a ritrovarsi senza essersi persi, perché sospinti e sostenuti da una compagnia vivente: la Chiesa.

Da Meda, fino al Québec.


Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità