Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

Voce di Settembre 2018

Indice degli articoli

L’intenso viaggio dei giovani in India

La lingua del cuore!

MISSION INDI, Mangalore

Siamo tornati con il cuore carico di gratitudine per tutto quello che abbiamo ricevuto e che certamente non andrà perduto. L’esperienza ha segnato davvero la nostra vita e il ricordo accenderà sensazioni, volti, abbracci, solidarietà, Carità e metterà in moto, in ciascuno di noi, il Linguaggio del cuore.
«Qui si parla la Lingua del cuore», ci è stato detto al nostro arrivo in India. Ed è stato proprio così!
Ciascuno di noi ha ricevuto un dono per la propria vita. Tale dono è custodito come un tesoro prezioso a cui attingere per saper parlare, nel tempo che ci viene incontro, la Lingua del cuore.
Introduco il racconto dell’esperienza a più voci ringraziando la Madre Provinciale (della provincia religiosa di Mangalore) Suor Matilda Monteiro per aver accolto con grande disponibilità la mia richiesta di poter vivere questa esperienza missionaria curandola nei minimi particolari.
Un’esperienza ricca dal punto di vista umano, per la grande accoglienza e fraternità che ci ha avvolto, e spirituale, per le provocazioni che la Carità ha messo nel nostro cuore.
Il clima di famiglia e la bellezza di appartenere ad un «Istituto tutto fondato sulla Carità» chiamato a «dare anche il sangue per il bene dei prossimi» l’ho visto nelle mie sorelle indiane!
Ringrazio il Signore di avermi chiamata a far parte di questa famiglia religiosa. Prego perché il desiderio di giocare tutta me stessa per Dio e per la Carità abiti sempre nella mia vita. Ringrazio le persone che ho incontrato durante il servizio: mi hanno ricordato il valore delle piccole cose, la semplicità, la fratellanza, la spiritualità, la pace raccontata dai volti, dai sorrisi incrociati.
Porto a casa lo stile di una vita che vive di fede, di preghiera e di amore vicendevole, senza mezze misure.
Grazie a tutte le sorelle e alle novizie: mi hanno rubato il cuore! Grazie al popolo indù: mi ha insegnato la speranza e mostrato la realtà di un Dio che provvede e la Carità che genera il Bene.

Suor Gianfranca


Distese e distese di palme. La prima immagine che si è vista dai finestrini dell’aereo prima dell’atterraggio. Poi tutti i suoni possibili, clacson, macchine impazzite, la terra rossa. La prima cosa che mi è venuta in mente una volta arrivata al convento è che le suore ci aspettavano: come noi ci preparavamo alla partenza loro preparavano il nostro arrivo.
Canti, fiori e collane hanno manifestato sin dal primo giorno la capacità delle Comunità indiane di accogliere calorosamente il prossimo, che sia un malato o che siano ragazzi italiani.
«Qui si parla la lingua del cuore» ed è proprio vero. Impacciati con l’inglese, si riusciva comunque a comunicare: bastava un sorriso o un cenno col capo. Abbiamo legato con le bambine accolte in questa casa gestita dalle Suore di Maria Bambina, che mi hanno trasmesso tanto. La gioia mi è entrata dentro, piano piano mi sono affezionata a loro, mi hanno trasmesso tanta felicità e fede, così come tutte le persone che abbiamo incontrato.
Nonostante l’impatto iniziale sia di caos assurdo, di povertà, di estremo disordine, c’è qualcosa che mi fa amare questo luogo. So per certo che in questo viaggio in India ho lasciato un pezzo di cuore enorme.
Porto a casa tante domande e alcune scelte. Una vicinanza alla chiesa più forte di prima e il piacere della condivisione tra noi del gruppo. Mi porto a casa i visi di tutti quelli che hanno chiesto una preghiera per loro. I sorrisi delle persone incontrate. Inoltre molti spunti per la mia quotidianità che vanno dal modo personale di vivere la religione al mio rapporto con il prossimo.

Elisabetta


Al termine dell’esperienza di servizio in India posso dire con assoluta certezza che il mio bagaglio personale si è notevolmente arricchito. In questo breve commento vorrei toccare tutti i maggiori punti che mi hanno fatto riflettere sul mio essere cristiano, educatore, uomo.
Il primo punto è quello del servizio che le Suore di Maria Bambina ci hanno proposto. Uno dei primi giorni suor Evangelina, la suora che ci ha accompagnato durante tutta la nostra permanenza in India, ci ha portato ad incontrare le persone che qui sono accolte. Le persone sono suddivise in tre realtà: le donne con malattie mentali, le donne anziane e gli uomini. Nel vedere queste persone, i loro volti e le loro sofferenze a volte anche particolarmente esplicite, il primo sentimento che ho provato è stata la paura: paura di essere inadeguato e incapace di relazionarmi con queste persone. Paura del loro aspetto fisico, di come mi venivano incontro. Le donne malate mi hanno particolarmente colpito… e proprio lì ho fatto il mio primo turno di servizio! Ringrazio il Signore per questo. È stato bellissimo passare la mattinata con loro, aiutando le Suore nel bisogno più impellente; mettevo tutte le mie forze in quel che facevo per farlo al meglio.
In conclusione da tutte le esperienze di servizio porto via una ricchezza immensa fatta di gioia, di sorrisi, di storie e di tante emozioni.
Le Suore sono state per me un grandissimo esempio di Carità a servizio dei più poveri. Hanno una forza straordinaria, non si fermano un attimo… Quello che mi ha più colpito è il sorriso che hanno stampato in faccia e la calda accoglienza che ci hanno riservato sia qui a Jeppoo, dove ci hanno offerto un ambiente pulito e accogliente, sia in tutte le altre comunità che abbiamo visitato. Ora credo di aver capito cosa vuol dire aiutare i più poveri: avere sempre Gesù nel proprio cuore.
Un grazie speciale a suor Evangelina che ci ha accompagnato… Mi ha trasmesso una forza grande che spero di riuscire a riversare nella mia vita quotidiana, occupandomi delle mie faccende e degli altri con la stessa dedizione. Un grazie anche alla madre provinciale Suor Matilda che ci ha permesso di vivere questa esperienza, seguendoci ogni giorno con attenzione e cura.
Nel centro di Jeppoo c’è una comunità di bambine orfane o con problemi familiari. Da loro ho imparato tanto. Sicuramente la voglia di spaccare il mondo, di non volare basso. Il desiderio di perseguire grandi sogni… Porto via il loro sorriso, i volti di tante persone che ho conosciuto e che affido al Signore, sicuro che anche loro faranno altrettanto.

Marco C.


«Sono persone felici». Ricordo che questa è stata la prima cosa che ho pensato. Credevo, alla partenza, di trovare tutt’altra situazione: persone perse, infelici, tristi. Invece ho incontrato esattamente il contrario! Qui chi ha dona! È forse la regola che guida il cuore dei cristiani a Mangalore, delle Suore e di chi con loro vive e cresce.
È stato un viaggio che mi ha dato esempi di vita, felicità, sacrificio, fede e devozione, ma soprattutto un viaggio che mi ha mostrato una forma di Amore.
Non sono servite parole, ma occhi per guardarmi intorno, uno sguardo che ha, spero, raccolto molto, e un cuore che non dimenticherà. Ricorderò le Suore, i loro sorrisi, le lacrime di Valerian, il don che benedice tutte queste persone.
La fede non si può ascoltare, la fede si deve vedere e sentire col cuore: l’ho vista nei loro sorrisi e nelle molte mani che ho stretto, la porto a casa insieme a cento domande.
Col passare delle giornate il cuore si è riempito, a volte sembrava straboccare di emozioni.
Tornando a casa non vedo l’ora di raccontare questa esperienza a chi quotidianamente mi sta vicino. Parlerò loro di ciò che ho visto, della fede e dell’Amore che ho respirato in questa terra e di quanto credo che sia indispensabile fare esperienze simili per ogni uomo e donna almeno una volta nella vita, per allontanarsi da casa e aprire gli occhi e il cuore.

Paola


Non avevo aspettative prima di partire. Non sapevo che gente avremmo incontrato, che tipo di società… Prima di partire ho avuto momenti di sconforto… di paura ad affrontare un viaggio così lungo.
Adesso quasi non vorrei tornare a casa! Siamo stati accolti e circondati da una vastità di sentimenti tanto positivi da non crederci.
Qui si parla la lingua del cuore e non è un modo di dire: è qualcosa di talmente potente da poter essere toccato con mano. Toccato e visto tramite le opere delle Suore che ci hanno accolto e coccolato. Nei loro occhi c’è solo accoglienza, la certezza di chi ha fatto dell’amore gratuito e incondizionato il proprio cammino di vita.
Nei mesi di preparazione prima della partenza abbiamo cercato di capire cosa dovesse contenere il “bagaglio” di un viaggio missionario. Ho poi capito che era tutto quello che abbiamo trovato qui e che riporterò a casa con ancora maggior sicurezza di quando sono partita: gratuità, accoglienza… e soprattutto assenza di giudizio. Valori che da noi stanno sempre più diminuendo.
Ecco cosa esattamente mi porterò a casa: il sostegno, l’aiuto verso tutti senza distinzione di origini e, soprattutto, di religione.
Siamo partiti con l’intento di fare il possibile per aiutare la comunità locale, ma in verità loro hanno aiutato noi a vedere il mondo con occhi diversi e attraverso occhi diversi: quelli dell’amore di Dio.

Elisa


Al termine di questi giorni in India ho tanto da dire sul popolo e sulla mia personale esperienza. La cultura ospitale degli Indiani, insieme all’attenzione per il prossimo delle Suore di Maria Bambina, è stata davvero qualcosa di meraviglioso per noi.
Pensavo di andare in questo paese per aiutare tanto gli ultimi, ma proprio da loro ho imparato come vorrei vivere. Ci siamo sentiti accolti come un dono, come se non aspettassero altro che farci festa: mille regali, fiori, domande vere e non di cortesia, attenzioni di ogni genere, dal cibo al bucato. L’ospitalità si traduce anche in un’attenzione verso il prossimo, non solo tra Suore e pazienti ma verso tutti quelli che frequentano questo centro. Oltre a condividere tutto i malati si aiutano a vicenda ed è così possibile accogliere molti senza chiedere nulla in cambio.
Grazie ai momenti di condivisione del nostro gruppo ho compreso che l’amore ricevuto dagli altri è semplicemente l’amore di Dio. Qui a Jeppoo ho potuto vedere davvero il manifestarsi di Dio. Questo è quello che mi porto a casa e che mi ha cambiato almeno un po'. Carità, Provvidenza e Preghiera prima mi sembravano solo contenuti, mentre ora sono convinto di quanto siano concreti. Rimani senza parole quando chiedi come fanno a mandare avanti questa struttura e ti rispondono: la Provvidenza! E non sai come spiegare la fede immensa che possiede il popolo indiano. Voglio pregare e ringraziare il Signore per il dono di queste persone, che non hanno avuto molto dalla vita, ma hanno incontrato l’amore del Signore. Perciò ora credo davvero nella preghiera e nello stare con Gesù.

Marco P.


Un gruppo di giovani si trova in aeroporto a Malpensa pronti per iniziare un’esperienza indimenticabile. Inizia la nostra avventura in India!
Per me il primo impatto con la città è stato molto forte. Mangalore è una città caotica: macchine e motorini si spostano ovunque senza regole, taxi che suonano clacson per farsi largo, bambini e donne che camminano sul ciglio della strada… sembrano a rischio!
È impossibile descrivere a parole tutto quello che ho vissuto.
Porto nel cuore i sorrisi sul volto delle persone incontrate, l’affetto con cui tutti ci hanno accolto facendoci sentire speciali.
I momenti di giochi con le bambine mi hanno fatto riscoprire che basta davvero poco per rendere felice qualcuno. Un gesto, una parola, uno sguardo e un sorriso colorano le relazioni e sono gli elementi essenziali per comunicare… a volte noi, presi da mille impegni, ce ne dimentichiamo.
Sono partita con mille domande, torno a casa con maggior consapevolezza e voglia di vivere il cristianesimo prendendo come esempio le persone che ho incontrato. Sono grata di avere avuto la possibilità di vivere questa esperienza che segna il cuore. Ho compreso i veri valori della vita!

Beatrice


Quando tornerò a casa certamente mi chiederanno se ho visitato le città più belle e famose, i monumenti imperdibili dell’India. Io risponderò: «No».
Mi chiederanno se ho fatto tanto servizio, se mi sono stancato molto. Io risponderò: «No».
Mi chiederanno se sia stata un’esperienza che cambia la vita, straordinaria; se ho visto cose incredibili che toccano il cuore, Risponderò ancora: «No».
Probabilmente per molti sarà una delusione. Ma io voglio credere che sia il Signore ad avermi spinto qui e ad avermi parlato in questo modo durante questa esperienza.
Sono stato in una casa di Suore, a Mangalore, neanche in centro città, presso ammalati, anziani, disabili e bambini che non avevano nulla di speciale. Non ho salvato vite, non ho fatto nulla di speciale… ho pulito pavimenti, spolverato comodini e ventilatori, rifatto qualche letto.
Nulla è stato tanto scioccante da cambiarmi il cuore.
Non nego di essere partito dall’Italia con la richiesta di un’esperienza sensazionale. Ma ancora una volta sono stato spinto da Qualcuno a cercare la felicità nell’ordinarietà.
Queste sono le esperienze che ho fatto e che voglio tenermi dentro per tutta la vita: semplicità, quotidianità, servizio.
Queste qualità sono incarnate nelle Suore che ho incontrato e nelle persone che ricevono le loro cure. Vestite con un semplice sari, sempre con i sandali e a piedi nudi, in ambienti impensabili… curando persone abbandonate dal mondo, dai parenti… sempre con il sorriso e l’attenzione per il singolo.
Questa “mediocrità” voglio portarmi nel cuore, senza che nessuno sappia niente: gesti che portano a compiere imprese impossibili… a servizio dei dimenticati: qui le Suore trovano Gesù e la felicità.
Vorrei che la mia India inizi in Italia!

Davide


Questo viaggio in India è stato pieno di sorprese, emozioni, odori e sapori.
Non saprei dire esattamente qual è stata la cosa che più mi ha colpito. Partirei sicuramente dall’accoglienza serbataci in questi giorni ovunque andassimo e da chiunque. Le Suore hanno voluto farci sentire benvoluti, accolti come si accoglie un fratello che torna a casa dopo un lungo viaggio. Ho sentito l’abbraccio di Dio in ognuno dei loro sguardi, nei loro sorrisi, nella serenità con cui svolgono il loro servizio qui, in mezzo agli ultimi della terra.
Questa cultura così trascendente, ma allo stesso tempo così pratica, che ha sempre le mani in pasta, dove la bilancia della preghiera e del servizio è sempre in perfetto equilibrio mi ha insegnato molto. Io sono sempre stata più propensa al servizio che alla preghiera, ma qui mi hanno fatto capire che non dovrei nemmeno chiamarlo così quello che faccio a casa! E che le due cose possono vivere in perfetta armonia. Anzi, l’una senza l’altra non avrebbe neanche motivo di esistere.
Dalle persone che abbiamo aiutato invece porto a casa il valore della gratitudine e della gratuità. Il saper dire grazie non è scontato, a casa viene sempre molto difficile. Qui ci ringraziavano per ogni piccolo gesto, dal sorriso alla stretta di mano, dalla foto alla registrazione di un audio…
E poi la gratuità. La gratuità di chi non ha niente ma se glielo chiedi (o anche senza aver proprio chiesto) ti dà tutto quello che ha ed anche di più…
Ed infine mi porto a casa il valore dell’amicizia: torniamo non solo come persone che hanno condiviso una bella esperienza, ma con un legame forte dovuto alle confidenze, ai sorrisi, alle parole buone dette in questi giorni.
È stato un viaggio che ci resterà sulla pelle, che una volta tornati a casa ci farà capire che un po’ siamo cambiati.

Sara


Da questi giorni trascorsi in India ho tratto tante cose che mi hanno in parte cambiato la vita.
Inizierò a parlare delle persone che vivono in questo centro di accoglienza dei più poveri. Essi hanno un cuore talmente grande: incredibile. Le cose che mi hanno colpito di più sono state il fatto che tra di loro si aiutano tantissimo e sono sempre stati felici di vederci. Facendo i vari servizi mi sono resa conto che per essere felice non servono le cose materiali: basta solo mostrare l’affetto che provi per una persona. Un esempio di questo è quello di un uomo disabile che ha donato il suo dizionario ad una di noi: era uno dei pochi oggetti che possedeva.
Un’altra cosa che non dimenticherò è l’accoglienza delle Suore nei nostri confronti ed anche la loro forza nel prendersi cura di tutte queste persone.
In questo centro c’è anche un gruppo di bambine: ogni volta erano ansiose di vederci e di stare con noi. Erano felicissime di giocare con noi!
Voglio sottolineare alcuni atteggiamenti di queste bambine che non riscontro presenti nei nostri bambini: tanta gioia, l’altruismo, la condivisione di ogni cosa e la più importante è che ognuna di loro ha un sogno per il futuro e sono sicura che ce la farà a realizzarlo.

Tiziana


Non è stato facile organizzare tutto, ma sono riuscito ad arrivare a Mangalore la notte tra il 9 e il 10… Cristina e Marco erano lì ad aspettarmi in aeroporto: direi che questo è stato il primo gesto di Carità che ho incontrato ed è rimasto come un’impronta che avrebbe segnato questa missione.
Ogni suora di ogni comunità visitata ci ha accolto con un canto semplice ed una rosa, ci aspettavano come gruppo di giovani italiani per condividere la bellezza del loro vivere.
Assistere gli ammalati, insegnare ai bambini, tenere in ordine i centri di accoglienza o le scuole… curare quei pochi animali che posseggono, pregare e tutto quello che non abbiamo visto ma che viene fatto può sembrare una fatica, anche fisica. Ma erano sempre sorridenti e felici perché vivono una fede reale, concreta, tangibile, sanno che il Signore ha donato loro questa possibilità per incontrarlo.
Qui vengono chiamate «Sister of Charity» e non credo che ci sia modo migliore per definirle, perché quando ti sembra che ti abbiano donato tutto ti stupiscono dandoti qualcosa di più.
Mi dimostrano la Carità descritta da S.Paolo nel suo inno. Un’altra bellezza da raccontare è la curiosità dei bambini che abbiamo avuto modo di incontrare: magari con un inglese appena riconoscibile ti chiedevano il nome, cosa facevi, se era bello il loro paese e se stavi con loro. Allora provavano a spiegarti la loro lingua, ti parlavano dei loro sogni o, meglio, degli obiettivi di lavoro che vorrebbero raggiungere. Chiedevano di mostrare loro alcune foto dell’Italia. Ci hanno salutato con un «Ci mancherete» o «Buon ritorno in Italia» e dicendo «Ciao» come fossero nostri concittadini.
Non so di chi sia il merito per cui hanno questa curiosità verso il futuro e il “diverso” come me e gli altri, ma posso supporre che il clima in cui sono immerse sicuramente non impedirà loro di giocarsi la vita al meglio delle loro possibilità.
Il cristianesimo non è una serie di regole e progetti da rispettare, ma una vita da vivere rispondendo alla chiamata di Cristo nel reale, nelle situazioni che ti chiede di affrontare. Mi porto a casa questo, perché loro sono l’esempio concreto che è possibile vivere così, è possibile vivere Cristo.

Eugenio


In queste due settimane ho riscoperto una grande fiducia in Dio e nell’uomo, una cosa che mi dà grande speranza.
Non è facile trovare sempre la forza di sorridere, di accogliere con tanta gioia e di prendersi cura dell’altro, eppure qui sembra tutto così semplice…
Nelle Suore si trova l’amore che Dio dà all’uomo e questa è una cosa che colpisce molto: pochi sono in grado di mostrarsi così disponibili. Questo comportamento lo si trova anche nelle persone ospiti del centro…
Commuove vedere le bambine giocare e come si aiutino sempre, anche nelle piccole necessità. È strano per noi, che negli oratori cerchiamo di insegnare a rispettarsi, perdonarsi e ad impegnarsi per l’altro.
La grande speranza che porto a casa, però, è che noi occidentali riusciamo a comprendere ciò che abbiamo perso e che queste persone ci insegnano: il senso di fraternità, l’amore dimostrato nelle relazioni, la fede testimoniata dalle novizie che abbiamo incontrato, la spiritualità non solo dei cristiani, ma anche nei templi Indù… sono un patrimonio che noi non abbiamo più… tutto questo ci ha provocato molto!
In mezzo a queste persone riesco a respirare la presenza di Gesù tra noi, forse perché pongo più attenzione, ma sicuramente contribuisce tutto il contesto.
Non posso far altro che ringraziare per questi giorni…
Torno a casa con una nuova forza che viene dalle testimonianze regalateci in questi giorni… vorrei terminare con alcune parole di una canzone: «È adesso il momento di dare il meglio a viso aperto». Perché per cambiare il mondo ci si deve mettere in gioco, come fanno qui, ogni giorno, come tutti dovremmo imparare a fare.

Gabriele


Questa esperienza a Mangalore mi ha permesso di conoscere il vero volto del Cristianesimo, attraverso l’infaticabile operato delle Suore di Carità di Maria Bambina e delle novizie e laiche che seguono il loro esempio con gioia.
Durante tutto il nostro soggiorno ho potuto sperimentare concretamente cosa significa Fiducia: non solo tra le Suore, ma anche nei confronti del diverso, cosa che fa capire che alla base c’è una solida fede in Dio e nella sua provvidenza nonostante la povertà in cui vivono, soprattutto nei villaggi sperduti nella foresta.
Ho poi potuto vedere concretizzato il rispetto verso Dio e verso l’uomo, qualunque sia la sua condizione fisica, sociale o religiosa; infatti non ho mai assistito ad un giudizio negativo o ad un commento spiacevole o ad una lamentela.
Attraverso le Suore ho sperimentato l’Amore: quello realmente vissuto sull’esempio di Cristo; quello mostrato attraverso l’accoglienza gioiosa verso chiunque cerchi conforto; quello che permette di vivere pienamente la vita e di conoscere la vera gioia; quello che consente di essere un esempio affascinante per le numerose novizie ed anche per le bambine qui ospitate che mostrano, già alla loro giovane età, una vera devozione religiosa.
Sento di essere veramente grata a tutte le persone con cui ho potuto condividere anche un solo semplice sorriso o saluto, poiché nessuno di loro ha esitato un solo istante a farmi sentire accolta e importante, come solo chi vive in Cristo sa fare.

Cristina


Il desiderio di vivere questa esperienza in India mi è nato dentro anche se mi sembrava strano per me… avevo voglia di fare qualcosa di diverso… un servizio verso chi ha veramente bisogno.
Le persone che ho incontrato ci aspettavano e il loro dono ha superato il nostro servizio: il loro sorriso e la loro accoglienza, una stretta di mano a noi che arrivavamo dall’altra parte del mondo hanno riempito i nostri e i loro cuori.
Un valore importante che non pensavo di trovare è stato la solidarietà: l’aiuto vicendevole tra loro si vede in mille semplici fatti quotidiani.
La passione con cui le Suore vivono tra loro e il modo in cui mettono la loro vita al servizio dei poveri mi hanno colpito e sono rimasto ammirato! Sono sicuro che questo modo di fare nasce da un rapporto profondo con Dio, che si traduce nell’amore verso il prossimo.
Porto a casa la voglia di “fare”… accogliendo senza timori il diverso… dedicandomi alla Vita con lo stile di Carità che le Suore mi hanno mostrato.

Federico


Quando si parte per un viaggio si prepara con cura la valigia, mettendo dentro le cose indispensabili e quelle superflue, cercando di prevedere che cosa possa servire in ogni evenienza. Anche per venire in India ho preparato con cura la valigia: vestiti in abbondanza, medicine di ogni genere, insetticida vari e quanto immaginavo potesse servire dall’altra parte del mondo.
Mi rendo conto, però, che è altrettanto importante rifare la valigia per il ritorno cercando di capire cosa mi è stato dato in questa esperienza.
Prima di tutto l’esperienza di un paese diverso dall’Italia, certamente più caotico, colorato, rumoroso, vivace, con odori e sapori a cui non sono abituato. Ho visto una terra in cui l’ospite è sacro: ad ogni incontro canzoni, sorrisi, rose, dolci… un’accoglienza calda, premurosa, mai improvvisata. Ho percepito l’importanza per le persone —che siano cristiane, indù o musulmane— del rapporto con il trascendente. Una presenza del divino che non è ingombrante o ritenuta superflua come in occidente, ma viva, quotidiana, essenziale. Ho toccato con mano la carità di tante Suore che condividono la loro vita con gli ultimi e gli scartati della società, che nella gioia e nella semplicità dei gesti quotidiani annunciano con la vita la presenza del Padre buono e provvidente. Ho visto il sorriso dei malati, degli anziani, dei bambini… per aver ricevuto una visita, una benedizione, una canzone, un aiuto per cercare di rendere più pulita la loro casa, capaci di accontentarsi delle piccole cose e di aiutarsi a vicenda pur nella povertà.
Torno a casa con la valigia piena di doni, ben più preziosi, importanti ed essenziali di tutto quello che ho portato in India con me.

Don Fabio



Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità