Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

Voce di Settembre 2018

Indice degli articoli

Conosciamo Don Giulio, nuovo vicario parrocchiale

Una presenza all’insegna dell’essenziale e delle relazioni personali

di Fabio Sgaria

Ultimo giorno di agosto. Piove. Mentre guido, mi tornano in mente le note di un famoso motivetto che ai più giovani non dirà nulla o lascerà indifferenti: «L’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande, lo sai che non mi va…».

Arrivo alla Taccona di Muggiò, parcheggio e mi dirigo verso l’appuntamento con don Giulio: mi attende una calorosa stretta di mano, sono subito a mio agio. Abbandoniamo le formalità dei primi contatti al telefono e passiamo a un amichevole tu. Non sono un reporter abituale, penso, quindi che faccio: registro? O prendo appunti?

Ascolto. Don Giulio ha davvero tanto da raccontare.

D. Don Giulio, iniziamo da qualche nota biografica…

R. Sono nato a Como il 25 settembre 1959, ma ho vissuto a Lambrugo fin all’ingresso in seminario, avvenuto il 4 ottobre 1973, quando avevo 14 anni. Dopo gli studi di scuola superiore e teologia sono stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1983.

D. Quindi quest’anno hai festeggiato i trentacinque anni di ordinazione. In quali parrocchie hai svolto il tuo ministero?

R. La prima parrocchia dove sono stato come prete è stata Limbiate, Sacro Cuore di Gesù. Era una parrocchia tutta di immigrati, quindi come prima esperienza l’impatto è stato abbastanza forte, ma è stata anche una grande esperienza di vita di comunità: anche se molto diversificata al suo interno, con modi diversi di vivere la fede si percepiva un grande senso di appartenenza alla comunità da parte dei cristiani.

La prima parrocchia è importante, ti dà forma come prete: io ho avuto la grazia di avere un parroco davvero molto bravo, per cui parlavamo, ci confrontavamo, mi aiutava a discernere le scelte da fare.

D. Successivamente dove sei stato?

R. Dopo l’esperienza a Limbiate sono andato nel decanato di Porlezza, dove ho seguito la pastorale giovanile partendo dall’iniziazione cristiana. Quindi l’esperienza un po’ particolare di essere parroco e coadiutore contemporaneamente: parroco a Mantegazza e coadiutore a Vanzago, e lì dovevo moltiplicarmi per mille. Ad essa è seguita l’esperienza di parroco a Trenno, periferia nord-ovest di Milano, un quartiere vicino al Gallaratese. Grazie all’arrivo di un coadiutore, son riuscito a dedicarmi specialmente agli adulti e alle famiglie. Prima di arrivare alla Taccona di Muggiò, sono stato anche a Cinisello, dove —non dovendo gestire strutture o altro— ho curato con attenzione gli incontri e la relazione con le persone.

D. Quando ho saputo della tua nomina a Meda ho provato a cercare qualche notizia di te in internet, con scarsi risultati. Anche le foto sono davvero introvabili. Come mai?

R. Sono un po’ refrattario all’uso delle tecnologie moderne. Non ho la mail, il mio cellulare non è uno smartphone. Se ho bisogno per le attività parrocchiali, so che posso e potrò contare su validi collaboratori che potranno sopperire e sapranno utilizzare questi strumenti al meglio. La cura della relazione personale è fatta anche senza questi strumenti. Anche le foto non le conservo… sai, traslocando ho trovato molte diapositive delle esperienze fatte. So che si possono riversare sui nuovi supporti informatici, ma in fondo, poi, quando si riesce a riguardarle? In compenso mi piace molto leggere. Ho una discreta libreria: qualche libro lo porterò con me, ma credo di averne lasciati ai miei attuali parrocchiani quasi mille (!!!).

D. Qual è l’ultimo libro che hai letto?

R. Si tratta di Patria di Fernando Aramburu. È la storia di due famiglie basche, del racconto delle loro vite travolte dalla follia del terrorismo dell’ETA e del percorso di riconciliazione che attraversa il dolore, l’odio e il male sparso dal conflitto ideologico. Cerco sempre di leggere almeno un romanzo al mese: è un consiglio di un mio vecchio maestro che ho conservato nel cuore.

D. Come stai affrontando questo nuovo cambiamento, questo passaggio?

R. Essere sacerdote è un’esperienza che mi affascina sempre. Non amo essere al centro dell’attenzione e vorrei cercare di tornare, almeno per un po’ di tempo, all’essenziale della nostra vocazione: essere fedele a Gesù, che significa essere fedele alla Chiesa, alla realtà a cui sono affidato, alle persone che sono parte di questa realtà. Sono convinto che vivere un rapporto intenso con il Signore, viverlo attraverso le persone che incontri, abbia dentro delle gioie immense, anche fatiche e sofferenze, ma cerco di vedere i segni belli che accadono. Mi accorgo di una cosa: lo Spirito Santo lavora, anche indipendentemente dalla mia azione, e per grazia, anche attraverso quello che io posso dire, dare, offrire e consegnare di me e del Signore alle persone. Ecco, mi piacerebbe essere disponibile all’ascolto, aiutare le persone della comunità alle quali sono affidato a entrare in rapporto con il Signore, che preti e laici imparassero ad apprezzarsi, ad avere stima e fiducia reciproca, soprattutto fra le diverse generazioni.

D. Oggi leggevo un tweet molto avvincente di Papa Francesco: noi cristiani non abbiamo un prodotto da vendere, ma una vita da comunicare. Cosa ne pensi?

R. Nella mia famiglia (i miei genitori sono morti, attualmente ho in vita una sorella, più piccola di sette anni) la fede era soprattutto un modo di vivere. Questo mi ha aiutato molto a sentire il Signore come presenza, non tanto di qualcuno di cui si parlava in casa, ma come qualcuno che era radicalmente presente, faceva parte della nostra vita, delle scelte che si facevano, dei pensieri che attraversavano la mente e il cuore. Così vorrei essere fra voi: una presenza che “fa segno” a Gesù, cosicché ognuno possa incontrarlo, riconoscerlo, sentirsi amato da Lui e corrispondere a questo amore vivendo in favore degli altri, come quotidianamente cerco di fare anch’io.


Suonano le campane. I rintocchi mi avvisano che è tempo di riprendere la strada verso casa. Ringrazio don Giulio per avermi ospitato e ci diamo appuntamento, questa volta, a Meda, per riprendere insieme il cammino.


Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità