Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

Voce di Luglio-Agosto 2018

Indice degli articoli

Dalla sua chiamata alla nuova destinazione, sempre teso ad essere ponte tra gli uomini e Dio

2! chiacchiere con don Tommaso: «La vita è bella seguendo e ascoltando Dio»

La notizia che a don Tommaso era stata assegnata una nuova destinazione pastorale ha lasciato indifferenti davvero poche persone, non solo all’interno della Comunità Pastorale, ma anche in quella civile, che don Tommaso ha raggiunto attraverso modalità creative e affascinanti come, ad esempio, l’insegnamento alla Scuola San Giuseppe o l’esperienza del percorso dell’Unitre.

C’è un passo del libro di Isaia che recita: «Allora il suo cuore e il cuore del suo popolo si agitarono come si agitano i rami del bosco per il vento» (Is 7,2). È con questo stato d’animo che abbiamo ospitato don Tommaso una sera a casa nostra per rivolgergli alcune domande che potessero aiutare ad affrontare questo passaggio.

Don Tommaso arriva trafelato (abitiamo al sesto piano e quando ci viene a trovare si allena per le escursioni in montagna salendo a piedi le scale!) e portando con sé uno scrigno di dolcezza: è assaporando un gustosissimo gelato al lattementa che iniziamo a porgli alcune domande.

D: Caro don, partiamo da lontano: ci racconti come è nata la tua vocazione? Come ti sei accorto di essere stato chiamato?

dT: Alla fine della IV superiore —racconta con enfasi— il nostro don della scuola ci ha invitato ad andare ad Assisi. Una volta tornato a casa, mi accorsi di una cosa curiosa: prima di addormentarmi mi venivano in mente, assai strano per un ragazzo di 17 anni, i frati e le suore che avevo incontrato durante la breve vacanza. Mi aveva colpito il fatto che essi avevano una cosa che io non avevo, ovvero erano contenti. Durante l’estate sono stato in Irlanda e da lì ho scritto una lettera a un mio amico per comunicargli che avevo avuto un’intuizione —sapete, al tempo non frequentavo l’oratorio e andavo a Messa soprattutto per salvaguardare le mie orecchie dalle grida della mamma.

Assisi mi ha offerto quindi la decriptazione di quello che mi avevano sempre detto i miei genitori, ma anche il don della mia parrocchia: Dio merita di essere ascoltato e seguito perché offre davvero la possibilità di essere contenti. Feci allora un semplice sillogismo: i frati hanno lasciato tutto per Gesù e sono contenti; io voglio essere contento; allora anch’io lascio tutto.

Successivamente ho fatto un anno di discernimento durante il primo anno di università prima di scegliere come vocazione particolare quella di diventare prete diocesano e, pertanto, di entrare in seminario a san Pietro di Seveso, proprio vent’anni fa.

D: In seguito le tue aspettative di giovane prete sono state soddisfatte o deluse?

dT: Vorrei rispondere: “Deluse” e aggiungere subito: “Per fortuna!”. Quello che noi possiamo immaginare o sognare è sempre molto meno di quanto Dio ci voglia regalare. Non fu facile accettare la mia prima destinazione e passare altri cinque anni a studiare a Roma. L’esperienza come docente in Seminario è stata indimenticabile per l’incontro coi seminaristi, ma arida dal punto di vista delle relazioni con gli altri sacerdoti. Ho sempre percepito come “stretto” l’appartenere al solo Seminario e quindi la collaborazione prima con la Pastorale Giovanile diocesana e poi con la Comunità di Meda è stata un esito naturale.

D: Oggi (l’intervista risale al 12 giugno 2018, ndr) ricorre il tuo quattordicesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. In questi anni hai avuto incarichi differenti per tipologia: in quale ti sei rispecchiato di più?

dT: I momenti più gioiosi in cui mi sono sentito più realizzato sono stati i momenti a contatto con le persone e in seminario il contatto coi seminaristi. Nel confronto con l’umanità il prete realizza davvero la sua vocazione: fare da ponte fra l’umanità e Dio.

D: Temi che, diventando parroco, questa cosa possa venir meno?

dT: Chiaramente la mia nomina come parroco è accompagnata da molta trepidazione e da qualche paura. Mi dà molta forza la stima che sento su di me da parte dell’Arcivescovo in questo compito. E sono convinto che —in forme che devo scoprire piano piano— anche l’essere parroco, con tutte le responsabilità burocratiche e amministrative, sarà un altro modo, ugualmente autentico, per essere “ponte” tra Dio e l’uomo. In questi anni mi sembra di aver imparato questo: il Ministero è vero nel momento in cui lo ricevi. Mi spiego: non esiste l’essere prete e poi le circostanze in cui lo sei. Sei prete solo dentro alla vita reale, fatta di aspirazioni personali e responsabilità oggettive.

D: Fra tutte le esperienze vissute nella realtà medese (ad esempio la catechesi dell’iniziazione cristiana, l’accompagnamento dei malati e dei loro familiari, l’insegnamento, il gruppo famiglie…) quale vorresti replicare nella nuova realtà e cosa vorresti fare in modo diverso?

dT: Mi sono reso conto dell’importanza della centralità della famiglia all’interno della Comunità. Fin dall’esperienza pastorale fatta a Roma le famiglie mi hanno accolto. Noi facciamo la pastorale per fasce di età, invece sarebbe bello poter fare la pastorale intergenerazionale. A me piace molto la possibilità che c’è a San Giacomo di fermarsi al bar dopo la Messa delle 10.30, perché è l’occasione privilegiata di incontrare tutte le fasce di età in un momento informale.

Pensando a cosa fare in modo diverso, in questi anni medesi confesso di aver coltivato poco le relazioni col presbiterio diocesano. Per fortuna il mio incarico in FOM ha preservato un po’ questo aspetto.

Don Tommaso si ferma un attimo a riflettere, come accorgendosi di una densità particolare del pensiero che vuole esprimere; e come accade spesso in questi momenti inizia ad accarezzare qualche ciuffo della barba, poi riprende.

dT: Al primo posto, però, metterei la cura che occorre avere per il ministero della confessione, perché è il luogo privilegiato dove il sacerdote fa da ponte fra l’uomo e Dio.

D: Quando sei approdato a Meda, dapprima come sacerdote del weekend (in termini formali “collaboratore festivo”, ndr) e poi a tempo pieno, immaginavi/speravi che fosse un incarico di breve periodo?

dT: No, anzi. Ero molto grato del fatto che una comunità mi accogliesse in un periodo un po’ faticoso per me, quando ho visto chiudersi in modo anticipato l’esperienza in Seminario. Il primo anno a Meda (2015—2016) è stato molto importante per me, grazie soprattutto all’indimenticabile accoglienza di don Mattia.

D: Esiste una critica che ti hanno fatto in questi anni e che ti è dispiaciuta?

dT: In positivo mi sono accorto che ci sono tratti del mio carattere che devo smussare. Ciò mi ha ricordato che, se voglio davvero essere ponte tra Dio e gli uomini, questo accade solo attraverso la mia umanità, che devo mettere a servizio con le sue qualità e migliorare nei suoi aspetti fragili.

D: Nella chiesa parrocchiale della tua nuova destinazione abbiamo trovato la seguente iscrizione: «Il pastore cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce». Che effetto ti fa aggiungere il tuo nome ai preti che ti hanno preceduto?

dT: Mi dà il senso di appartenere a una storia, in cui dovrò entrare in punta di piedi. Non ho la pretesa che le pecore (=i parrocchiani) ascoltino la mia voce. Più volentieri presto la mia per essere eco di quella del vero Pastore, Gesù…

L’ora si fa tarda e don Tommaso ci saluta dopo una preghiera insieme perché l’indomani lo aspetta un folto gruppo di bambini dell’Oratorio estivo.

Il nostro pensiero corre ai primi incontri con don Tommaso all’inizio del 2016, periodo nel quale ci siamo inseriti pian piano nel Gruppo Famiglie da lui guidato. Da allora si è messa in moto un’amicizia che, attraverso l’esperienza della vacanza del Gruppo famiglie dello scorso anno a Quercianella, è diventata vera ed insostituibile.

Quanto diventano piene e ricche di significato, ora, le parole di quella canzone imparata a Quercianella e spesso cantata come canto finale della Santa Messa:

«Quando partirai
Io farò da sentinella,
certo che la vita è bella,
che in ogni seme un fiore c’è».
(La preferenza di Paolo Amelio)

Fabio Sgaria e Stefania Tagliabue


Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità