Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

Voce di Giugno 2018

Indice degli articoli

L’annuncio della prossima partenza di don Tommaso

Il senso di una presenza
Il saluto di don Tommaso a Meda

di don Tommaso

È un’esperienza tipicamente umana quella di accorgersi e apprezzare le cose e le relazioni che possediamo quando queste vengono meno. Si stima la salute quando ci si ammala, si scoprono le qualità delle persone quando queste si allontanano o periscono, si dà il giusto peso alle cose materiali quando vengono a mancare. È quindi saggio imparare a riconoscere, momento dopo momento, tutto ciò che possediamo —a cominciare dalla vita, dalle relazioni, dalla fede— come un dono, del quale non abbiamo alcun merito né diritto. Questo atteggiamento ci rende attenti e riconoscenti e quindi umili e responsabili di quanto la vita ci offre. Probabilmente non sarà sempre quello che desideriamo, ma da credenti possiamo dire che nulla di necessario ci manca e che quanto possediamo è sufficiente per il momento attuale.

Questi pensieri emergono con forza nel momento in cui un prete si congeda da una comunità. Giovedì 24 maggio ho annunciato che l’Arcivescovo Mario mi ha proposto di diventare parroco. Ciò rappresenta per me un’attestazione altissima di stima e una grande responsabilità: inutile che nasconda (credo lo si legga dalla mia faccia) che sono proprio contento (intuisco che è la contentezza che nasce dall’inconsapevolezza di tutte le incombenze legate al compito… ma quelle ho tempo di scoprirle!!!).

Mi ha commosso la reazione di tanti Medesi, conosciuti e meno conosciuti. Tutti mi dicevano: «Siamo contenti per te!», mostrandomi un affetto e una stima autentica e profonda. Molti hanno aggiunto: «Però ci dispiace che te ne vai», testimoniando un legame che si è creato in questi tre anni più due (quando venivo il sabato e la domenica).

Il mio entusiasmo di questi giorni mi ha fatto venire in mente quello di vent’anni fa quando, in modo del tutto inaspettato e sorprendente anche per me stesso, ho avuto il coraggio di lasciare la mia casa e gli amati studi di Matematica per entrare in seminario a san Pietro di Seveso. Ricordo in particolare la fatica e il dolore dei miei genitori per una scelta che chiedeva loro di mutare le attese e i progetti che giustamente avevano fatto su di me. Rileggo in parallelo le due scene (la mia partenza da Tradate per entrare in Seminario e la mia prossima partenza da Meda per diventare parroco) e noto una profonda similitudine. È compito proprio dei genitori quello di accogliere la libertà “informe” di un figlio neonato e di accompagnarla fino ad essere così matura da… scegliere in autonomia di lasciare i genitori stessi. Allo stesso modo oggi mi sento accompagnato e generato dalle comunità di Meda, che in questi anni mi hanno aiutato a scoprire e trafficare i doni che il Signore ha messo nella mia vita. L’affetto, la stima, la cura, l’incoraggiamento, i complimenti, gli inviti a pranzo… che quotidianamente ho ricevuto mi hanno fatto maturare come uomo e come prete, fino a farmi arrivare alla serenità interiore che favorisce il distacco.

Non nascondo che ho preso io l’iniziativa di far presente al Vicario episcopale che l’età media dei sacerdoti a Meda era molto più bassa di quella delle altre comunità limitrofe. La nostra comunità è sempre stata accompagnata con un occhio di riguardo dai superiori e mi sembra importante che tutti ne siamo consapevoli, per non fare “cortocircuito” in una situazione ecclesiale di profondi cambiamenti. Parafrasando quanto diceva l’Arcivescovo nell’omelia del Giovedì santo, dobbiamo con gioiosa responsabilità sentire il debito della cura che la Diocesi ha avuto per Meda negli ultimi anni per vivere questo distacco non come una perdita, ma come una potatura, che porterà frutto grazie alla cura degli altri membri della Diaconia, a cui va la mia stima e il mio ringraziamento per il cammino compiuto insieme.

Scrivevo all’inizio che spesso si comprende il valore di una presenza quando questa viene a mancare. Forse però vale la pena di invertire il ragionamento: il partire di un sacerdote da una comunità offre l’occasione per accorgersi di una presenza che rimane: quella del Signore. Lui cammina con noi, Lui cammina davanti a noi e non ci lascia mai. La prospettiva giusta con la quale vivere l’esistenza è dunque quella della santità, intesa come serena e decisa volontà di assomigliare sempre di più al Signore. È ciò che ci ha lasciato come indicazione e compito il papa con l’Esortazione Gaudete et Exsultate. In questa prospettiva, estendo a tutta la Comunità pastorale il saluto che ho voluto lasciare al gruppo delle catechiste e dei catechisti al termine di questi anni trascorsi insieme: «Se la nostra vita è tesa a conoscere Gesù, nessuna distanza spaventa perché sappiamo che prima o poi ci incontreremo».

Solo nella prospettiva della Grazia di Dio che risplende su ogni uomo e ogni donna possiamo vivere con serenità la nostra esistenza. Grazie di tutto!!!


Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità