Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

Voce di Maggio 2018

Indice degli articoli

Riunione del 15 febbraio 2018

Consiglio Pastorale

Giovedì 26 aprile 2018 alle ore 21.15 presso la parrocchia di San Giacomo si è riunito il Consiglio Pastorale della Comunità per discutere i seguenti punti all’ordine del giorno:


Con la lettera di convocazione i consiglieri hanno ricevuto come allegati il testo integrale dell’omelia pronunciata dal Vescovo durante la Messa crismale del Giovedì Santo e una guida per la lettura dell’omelia stessa, preparata da don Tommaso, il quale ha introdotto i lavori del Consiglio suggerendo alcuni spunti di riflessione.

Don Tommaso ha introdotto il tema della serata prendendo in analisi i passaggi più significativi dell’omelia del Vescovo, a partire dal titolo Chiesa in debito, che attraverso la parola debito sollecita affinché si prenda coscienza di possedere qualcosa che non ci appartiene e che dobbiamo restituire. Nel primo paragrafo, attraverso una serie di domande retoriche, il Vescovo pone lo sguardo su alcuni atteggiamenti che abitano la Chiesa oggi, suggerendo di andare oltre per comprendersi come comunità che ha ricevuto dei doni che a sua volta deve trasmettere. Da questa consapevolezza nasce l’atteggiamento che la Chiesa dovrebbe assumere, efficacemente tratteggiato nel secondo paragrafo: uno stile che abbia sempre quale punto di riferimento Gesù, presentato dal Vangelo del giorno come “l’Unto”, il “Consacrato” del Signore, a sua volta in debito nei confronti del Padre. Il terzo paragrafo declina tre ambiti del debito della Chiesa: anzitutto la Parola di Dio, che la Chiesa ha il compito di annunciare a tutti gli uomini; poi i Sacramenti, i quali “sono orientati all’Eucarestia; infine il terzo debito della Chiesa è quello che il Vescovo chiama «la profezia», intesa come stile di vita di una comunità che annuncia profeticamente l’avvento del Regno.

Il testo proposto da don Tommaso come guida alla lettura dell’omelia si concludeva con alcune domande che potessero tracciare un percorso di riflessione ed è proprio a partire da quelle domande che sono intervenuti i consiglieri.

Ha aperto gli interventi Adolfo Meda dicendo che la lettura lo ha invitato a riflettere sulla condizione dell’essere debitori, cosa a cui non aveva mai pensato. Pensa che troppo spesso ci si concentri sul proporre tante —forse troppe— iniziative, che rischiano di raccogliere poche adesioni nonostante la loro validità o addirittura di sovrapporsi, e propone la costituzione di un gruppo di coordinamento delle attività e degli incontri. Per quanto riguarda l’attenzione alla Parola di Dio, ha ricordato come positivo, accanto all’esperienza dei Gruppi di Ascolto e delle varie catechesi per tutte le fasce di età, il corso tenuto da don Tommaso all’Unitre sull’Amoris Laetitia di Papa Francesco. In merito alle assemblee liturgiche, ha sottolineato come l’incontro con il Risorto venga spesso ridotto a un fatto privato e che ci si lasci poco coinvolgere nelle celebrazioni comunitarie.

Don Angelo, ricollegandosi alle letture della Messa del giorno, ha ricordato come anche Pietro abbia dovuto convertirsi e come “profezia” non sia tanto il parlare, il dire, ma il vivere in un modo che va controcorrente. La robustezza della nostra fede viene dalla Parola e dai Sacramenti, ma il nostro stare insieme è profezia del Regno?

Diana Villa si è collegata al tema della partecipazione alla Messa domenicale, soffermando l’attenzione soprattutto sulle famiglie con bambini piccoli, che dovrebbero essere maggiormente coinvolte, magari con spiegazioni e semplificazioni volte a far sperimentare anche ai bambini la gioia che noi dovremmo provare. Tuttavia, il non riuscire a coinvolgere non è solo un problema della Chiesa, ma un problema generalizzato in molti ambiti. A suo parere, l’unica forma di coinvolgimento che può essere efficace è quella della vicinanza, del contagio.

Mario Cassina ha detto di avere letto soprattutto la parte iniziale dell’omelia come rivolta a sé, alla sua esperienza, rendendosi conto che, se si lascia entrare Cristo nella propria vita, Egli la cambia. Riconosce nel pragmatismo e nel linguaggio semplice usato dal Vescovo due messaggi fondamentali. Primo: l’esito delle cose non è nelle nostre mani; secondo: ciò che facciamo fa crescere noi prima che essere aiuto per gli altri.

Gianni Paccagnella ha ripercorso l’intero documento, evidenziando alcuni passaggi che lo hanno particolarmente colpito. Ha ribadito l’importante percorso dei Gruppi di Ascolto, anche per accorgersi di quanto sia incompleta e parziale la nostra conoscenza di Gesù, e richiamato alcune attenzioni sollecitate dalla lettura: l’attenzione alle genti, il sostegno a chi si occupa di politica, del sociale, della cultura.

Denis Ceccon ha citato la propria esperienza di impegno con il gruppo dei fidanzati e ha riconosciuto che parlando con loro riceve un arricchimento: l’essere in debito, in qualche modo, arricchisce.

Don Fabio ha fatto notare che dall’omelia del Giovedì Santo emerge il volto di Chiesa che siamo chiamati a costruire: essere parte del Consiglio Pastorale significa capire che direzione deve prendere la Chiesa di Meda. In un contesto sociale in cui la disgregazione e l’individualismo sembrano prevalere, essere parte della Comunità Cristiana significa dire una parola di speranza che nessuno più dice. Si è chiesto come fare per aiutare i ragazzi a cogliere questo messaggio di speranza e profezia.

Grazia Colombo, colpita dall’invito ad essere “profezia del Regno”, ha fatto notare che siamo molto lontani da questo obiettivo: si ha timore nell’esprimere un’opinione diversa o nell’accogliere; al tempo stesso ci si sente poco accolti, anche nelle cose più piccole e nelle situazioni più banali.

Fabio Sgaria ha messo in evidenza il passaggio dell’omelia in cui Delpini si svela nella sua debolezza; gli pare di cogliere in questa sorta di confidenza l’invito a ciascuno perché si racconti all’interno della Comunità, senza timore di mettere in evidenza le proprie debolezze, che vanno invece condivise in un contesto di fraternità.

Don Tommaso ha detto di avere sperimentato, nell’accompagnare alcune persone provate duramente dalla malattia, la grazia di poter mettere a disposizione degli altri quello che possediamo, anche semplicemente la propria salute, la presenza, la vicinanza. In quanto prete, l’idea di una Chiesa in debito gli suggerisce la consolazione di essere qui perché Qualcuno ha avuto fiducia lui e lo ha mandato e insieme il dovere di essere “trasparenza” di Parole che non sono proprie. Una Chiesa in debito è una Chiesa che non pone ostacoli.

Angela Dentoni ha fatto notare che sta dilagando una grande indifferenza nei confronti della presenza della Chiesa. Essere in debito della Parola di Dio è difficile, il mondo va così velocemente che la capacità di renderla viva e attuale sembra quasi una cosa da specialisti. La fraternità, forse, viene vissuta solo nei piccoli gruppi. Provando a rispondere alla domanda di don Fabio, pensa che bisognerebbe riuscire ad avere uno sguardo lungo per capire che cosa possiamo dire, oggi, ai ragazzi che possa essere per loro un punto di riferimento anche tra trent’anni.

Marco Crippa ha notato mancanza di speranza da parte delle persone, prigioniere di un mondo che ci mette sempre più in competizione gli uni con gli altri e costringe a stili di vita che non sono liberanti. Per questo, essere coerenti ci costa moltissimo; possiamo solo cercare di fare bene quel poco che possiamo nel piccolo mondo in cui siamo.

Silvia Asnaghi ha proposto un punto di vista più ottimista: se si considera Chiesa anche lo stare insieme di poche persone nel nome di Gesù, allora i segni di profezia si possono scorgere con maggiore facilità. Il Vescovo sembra proprio suggerire di cambiare la prospettiva con cui guardare alla Chiesa: dipende da che cosa si sceglie di guardare.

Silvana Viganò si è soffermata sul tema della responsabilità, collegando il testo letto a un’altra omelia del Vescovo: quella dello scorso 19 marzo, in occasione della festa di San Giuseppe, in cui più volte Delpini ha ripetuto la frase: «Benedetto colui che si fa avanti e si prende la responsabilità». Il legame che coglie è quello della assunzione di responsabilità come restituzione del debito: una restituzione che non è a senso unico e verticale: ciò che Dio ci ha donato lo dobbiamo restituire ai fratelli.

Tina Cairoli ha affermato che la speranza cristiana non può finire, rimarrà sempre, così come è rimasta viva per duemila anni. Ripensando al proprio cammino personale non ha potuto fare a meno di rimarcare come non sia facile lavorare nella Comunità cristiana, spesso ci si fa prendere dallo scoraggiamento; è in questi momenti, però, che si torna a interrogarsi sul perché delle cose. Il bisogno della Parola è fondamentale: anche nell’ultimo incontro del Gruppo d’Ascolto ci si è chiesti come possiamo essere dei cristiani così sfiduciati. Forse usiamo troppo la testa e poco la ricchezza che viene dal confronto reciproco. Se ognuno va avanti da solo con i propri ragionamenti perde subito la speranza.

Don Claudio ha concluso dicendo che probabilmente l’omelia del Vescovo diventerà traccia per il percorso del prossimo Anno Pastorale. A suo parere, vengono ripresi temi di sempre, ma con un linguaggio nuovo. Per lui la lettura è stata lo stimolo per pregare un po’ meglio, con prospettive più ampie, ridare attenzione alla vita interiore e insieme cogliere i segni del bene nel vortice degli avvenimenti della giornata.

Tra le varie, Gianni Paccagnella ha ricordato gli appuntamenti del gesto del riso e della festa del volontariato.

Il parroco, nel ricordare le varie iniziative del mese di maggio, ha sottolineato che si celebrerà l’ottantesimo anniversario del posizionamento della statua della Madonna Immacolata presso la grotta di piazza Cavour. Il 13 maggio, invece, sarà la festa della Parrocchia Madonna di Fatima, contraddistinta da diverse iniziative.

Si sono poi avanzate alcune proposte per le modalità con cui svolgere la verifica delle attività proposta per il prossimo Consiglio, che si terrà il 24 maggio.


Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità