Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

Voce di Marzo 2018

Indice degli articoli

Anche noi, come Maria e le donne sotto la croce, di fronte al dolore dobbiamo “starci”

Stavano sotto la croce

di don Tommaso

Nel mezzo di una riunione ricevo un messaggio: «Don, ti ricordi di scrivere la Parola del sacerdote per questo numero della Voce?». «Certo che mi ricordo!». Rispondo e poi a chiedermi: di che cosa scrivo?

Superato l’imbarazzo dell’essermelo dimenticato, non è difficile trovare un tema. Esso emerge quotidianamente nelle mie giornate e mi accompagna ormai da tanti mesi. È il tema della malattia, che spesso porta anche a incontrare il mistero oscuro e doloroso della morte.

Per “mestiere” a un prete capita di incrociare spesso il dolore e la morte. Si tratta spesso di incontri fugaci, rapidi, quasi un po’ imbarazzati, soprattutto quando entro nelle case per una benedizione a un defunto. Spesso capita di dover celebrare il funerale di una persona che ho visto solo pietosamente composta nella cassa: anche se magari i mesi dell’ultima malattia erano stati molti, non c’era stata occasione di incontrarsi da vivi. Come comunità cristiana dovremmo riscoprire il gesto profondamente missionario di domandare a un malato se non desidera la visita di un sacerdote, per una preghiera, una confessione o per ricevere l’eucaristia. Un parente, un vicino di casa, un semplice conoscente… ciascuno di noi sicuramente ha nel cuore e nella mente qualcuno che non sta bene e a cui —con un po’ di coraggio— si può chiedere se non ha piacere di consegnare la propria croce al Signore attraverso la visita di un sacerdote.

Devo confessare che ciò a volte accade e apre lo spazio ai miracoli dello Spirito. Penso a quella mamma che una domenica mattina, al termine della Messa, mi ha chiesto: «Padre, lei va a trovare i malati?». «Certo, signora» rispondo. «Mia figlia avrebbe piacere di una visita, è a Milano ricoverata in ospedale». Confesso che non mi aspettavo di dover andare fino a Milano, ma dopo la prima volta è diventato un tragitto familiare e gradito. L’incontro con i malati obbliga anche me all’essenzialità. Soprattutto di fronte al dolore e alla prospettiva seria della vita che viene meno non si può scherzare, non si possono dire frasi di circostanza. Bisogna starci, proprio come Maria e le donne sotto la croce di Gesù, come racconta l’evangelista Giovanni (19,25).

O penso all’invito di un parrocchiano, pochi giorni prima di Natale: «Don, mio cugino è molto malato, avrebbe piacere di ricevere la visita di un sacerdote». Sono andato in casa, dove mi hanno accolto il malato e la moglie. Abbiamo parlato, ciascuno ha consegnato nella confessione al Signore la sua gratitudine per il tempo trascorso insieme con la paura per quanto sarebbe successo di lì a poco e poi hanno ricevuto l’eucaristia. Il bacio, tenero e intenso, che la moglie ha dato spontaneamente al marito appena ricevuto il corpo del Signore mi ha insegnato il valore dell’eucaristia in modo più chiaro ed efficace di tanti corsi di teologia all’Università Gregoriana. È nel momento della prova che si colgono il valore e la grazia della presenza del Signore nella nostra vita. Come prete non reputo importante o fondamentale dire cose particolari in quei momenti, basta starci, proprio come Maria e le donne sotto la croce di Gesù.

C’è poi un tempo silenzioso, arido, vuoto, che è il tempo del lutto. Finita la corsa affannosa per prendersi cura di un ammalato, sistemate le pesanti faccende burocratiche legate al decesso, superata la prova delle condoglianze (credo che, se uno non sa che cosa dire, una bella stretta di mano o un abbraccio sia sempre preferibile rispetto al misero “ha finito di soffrire”), resta nella vita di tanti il silenzio della casa vuota, dei discorsi interrotti, degli abbracci che mancano. È anche quello un tempo da abitare. Devo confessare, quasi come una confessione pubblica, che devo ancora lavorare molto per saper vivere quel tempo con fede, per abitarlo con speranza, per riempierlo di gesti di carità. A volte mi scuso dicendo che terminata un’emergenza se ne apre sempre un’altra, la qual cosa è in effetti anche vera. Ma il dolore chiede di essere accompagnato anche dopo l’“emergenza”, attraversando il deserto della solitudine di chi rimane dopo un lutto. Anche qua occorre starci, proprio come Maria e le donne sotto la croce di Gesù, con lo sguardo pronto a riconoscere il fiorire inaspettato di reti di solidarietà e vicinanza che a volte non immagineresti che esistano.

La quaresima che stiamo vivendo ci porterà a vivere di nuovo il dolore straziante del Venerdì Santo e il silenzio desolato del Sabato Santo. Ma la fede della Chiesa ci assicura che essi non sono altro che il preludio, misteriosamente “necessario”, dell’alba della Pasqua, quando i sepolcri si aprono e agli uomini è data la certezza che la vita è più forte del dolore e che la morte non è l’ultima parola dell’esistenza umana. E non a caso, nella narrazione evangelica, le prime testimoni di quel miracolo furono le donne, coloro che erano state sotto la croce di Gesù



Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità