Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

La nostra storia

Il Partito Popolare

Il Partito Popolare Italiano fondato da Sturzo il 18 gennaio 1919 costituisce un elemento di novità nel mondo cattolico perché ha una sua linea programmatica diversa dalle precedenti esperienze del movimento cattolico. Ha una maggioranza che costituisce il centro del partito, una sinistra e una destra. Sturzo ne spiega la nascita con queste parole:

«Occorreva rompere gli indugi, in un momento di profonda trasformazione storica della società, e polarizzare verso una sintesi politica le correnti cristiane di pensiero e di azione e le organizzazioni sociali e le forze proletarie, e distinguerle in uno sforzo di autonomia e per contenuto e per tattica, da precedenti tentativi o da altri partiti, che con sintesi parziali tentavano di guadagnarle o assorbirle. Il titolo "partito popolare italiano" volle essere la sintesi nominale di questo pensiero e racchiuderne il contenuto, e volerne la specificazione e la personalità; perché nel concetto di popolo si volle trovare quella integrazione sostanziale di unità nazionale e ragione sociale, di libertà e organizzazione, di forza politica e valore morale, che segna le conquiste ascensionali della storia umana, da quando tutti gli uomini furono chiamati popolo eletto, nazione santa, popolo cristiano»(1)

Il partito di Sturzo:

  1. riprende i temi del movimento cattolico (riforma elettorale di tipo proporzionalista, difesa della piccola proprietà -I Congresso- Bologna 1919, libertà di insegnamento -I Congresso- Napoli 1920, valorizzazione dei corpi intermedi...) ma li colloca in un quadro diverso rispetto alle esperienze dei gruppi clerico-moderati
  2. è autonomo rispetto alla gerarchia ecclesiastica: "...non ci siamo chiamati partito cattolico: i due termini sono antitetici; il cattolicesimo è religione, è universalità; il partito è politica, è divisione. Fin dall'inizio abbiamo escluso che la nostra insegna politica fosse la religione ed abbiamo voluto chiaramente metterci sul terreno specifico di un partito che ha per oggetto diretto la vita pubblica della nazione"(2)
  3. è aconfessionale e laico quindi un partito di cattolici non un partito dei cattolici che, secondo don Sturzo, in politica potevano anche assumere posizioni diverse. Già il 29 dicembre 1905, nel discorso tenuto al circolo culturale di Caltagirone, in proposito, si esprime così:
    "...Attualmente le tendenze della vita pubblica italiana... si raggruppano in conservatori e socialisti; e si attraversa un periodo speciale... I cattolici italiani non possono sfuggire a questa situazione, né crearne un'altra: essi devono affrontarla: o sinceramente conservatori o sinceramente democratici. Una condizione ibrida toglie consistenza di partito e confonde la personalità nostra con quella dei conservatori liberali, staccando i pochi coraggiosi che vogliono spingere il partito sul cammino delle progredenti democrazie... Io stimo monca, inopportuna, che contrasta ai fatti, che rimorchia la chiesa al carro dei liberali, la posizione di un partito cattolico conservatore. Io credo necessario un contenuto democratico del programma dei cattolici nella formazione di un partito nazionale..."(3)
  4. è democratico: ha un volto ideologico, un programma, un'azione stabiliti dalla volontà della maggioranza
  5. vede però confluire al proprio interno forze diverse e a volte contrastanti (vecchi moderati, sindacalisti, murrini, cattolici liberali, conservatori integralisti...). Questa confluenza:
    • al dubbio, lo rende eterogeneo
    • lo snatura rispetto alle indicazioni del suo fondatore
    • rende insostituibile Sturzo nel ruolo di mediatore fra le diverse anime confluenti nel partito
    • lo porta subito ad ottenere vasti consensi che ne fanno subito un partito di Governo
    • e, nel contempo, lo indeboliscono dal momento che è ancora in una fase di assestamento interno e strutturale.
      In questa fase si inseriscono:
      • il cambiamento nei rapporti con la Santa Sede quando a Benedetto XV succede Pio XI che "per quanto personalmente abbia mostrato di nutrire grande stima verso Luigi Sturzo, non comprese né apprezzò il valore e politico e culturale del Partito Popolare che sentì, dopo la marcia su Roma, come un ostacolo serio a quel componimento della questione romana, che era nella maturità dei tempi... dalla fiducia si passò al timore, poi al dubbio infine alla sfiducia. L'Azione Cattolica fu impiegata in un'opera di assorbimento e di confessionalizzazione delle forze del sindacalismo bianco e di isolamento del popolarismo, tale da respingere tutto il movimento cattolico organizzato indietro di diversi anni"(4);
      • gli attacchi di Mussolini che, dopo il 1921, concentra contro i popolari la sua polemica con lo scopo da una parte di guadagnare consensi verso le alte sfere ecclesiastiche e dall'altro di annullare il significato di rappresentatività politica del mondo cattolico al partito popolare.
      • L'ostilità dei proprietari terrieri sia verso la politica agraria sostenuta dai popolari sia verso il sindacalismo bianco e il loro convergere verso il fascismo.

    I contrasti interni emergono nel momento in cui il fascismo prende il potere e nel Partito Popolare si discute la possibile partecipazione al governo Mussolini. Il Partito si divide: Cavazzoni e Tangorra diventano Ministri rispettivamente del Lavoro e del Tesoro, Gronchi, Vassalli, Milani, Merlini diventano Sottosegretari. Il Congresso di Torino del 1923 vede una dura contrapposizione fra democratici e filofascisti. Sturzo apre i lavori con un discorso in cui ribadisce la ragion d'essere del partito, il suo carattere di novità e le sue differenze rispetto agli altri partiti in campo sociale ma anche politico: "Altra differenza sostanziale" afferma ad esempio don Sturzo "...è nella concezione dello Stato. Siamo sorti a combattere lo Stato laico e lo Stato panteista del liberalismo e della democrazia; combattiamo anche lo Stato quale primo etico... Per noi lo Stato è la società organizzata politicamente per raggiungere i fini specifici; esso non sopprime, non annulla, non crea i diritti naturali dell'uomo, della famiglia, della classe, dei comuni, della religione; solo li riconosce, li tutela, li coordina, nei limiti della propria funzione politica. Per noi lo Stato non è il primo etico, non crea l'etica, la traduce in leggi e vi dà forza sociale; per noi lo Stato non è libertà. Non è al di sopra della libertà; la riconosce e ne coordina e limita l'uso perché non degeneri in licenza. Per noi lo Stato non è religione, la rispetta, ne tutela l'uso dei diritti esterni e pubblici. Per noi la nazione non è un ente spirituale assorbente la vita dei singoli, è il complesso storico di un popolo uno, che agisce nella solidarietà della sua attività, e che sviluppa le sue energie negli organismi, nei quali ogni nazione civile è ordinata"(5).

    Sulla situazione politica relaziona, in qualità di Presidente del Gruppo Parlamentare, Alcide De Gasperi con un discorso preoccupato di evitare scontri frontali, di salvare quello che si può salvare, di tutela dello Stato. Scrive De Rosa: "...Aveva la mente volta agli istituti, alle norme fondamentali del reggimento democratico, più che ai principio e alla lotta ideologica. Egli parlava con l'esperienza di una lunga battaglia politica e sociale condotta all'interno di uno Stato anchilosato ed elefantiaco, da cui aveva però cercato di trarre ordinatamente il massimo utile per la vita e il progresso delle autonomie locali trentine" di una robusta tradizione cattolica di opposizione allo Stato Liberale, da Albertario a Murri, ravvivata da una tenace milizia meridionalistica, di ispirazione radicaleggiante"(6).

    De Gasperi giustifica la collaborazione con Mussolini e distingue fra collaborazionismo e collaborazione: "...Il problema della collaborazione non è problema della statica, ma è un problema della dinamica, un problema del divenire politico i cui termini si spostano non solo secondo la maggiore o minore convergenza di volontà nei collaboratori, ma anche per le modificazioni che subiscono le condizioni di fatto nelle quali la collaborazione è tentata e attuata..."(7).

    Il Congresso respinge il tentativo della sua destra di orientare il partito ad un collaborazionismo incondizionato col fascismo attuando così, di fatto, una scelta antifascista e spostando a livello di gruppo parlamentare l'azione di rivincita della destra. La contrapposizione si traduce in breve tempo:

    • nella confluenza di molti moderati e conservatori nelle file fasciste
    • nell'allontamento di Sturzo dal partito
    • nella spaccatura interna seguita al voto sulla legge Acerbo
    Fra quanti rimangono all'interno del partito si rafforza l'unità, prosegue la battaglia ideale in difesa della libertà e della democrazia, degli organismi intermedi (questo nel solco della tradizione del movimento cattolico), si apre la strada del dialogo con la cultura laica. Tutto ciò, unito alla tenuta elettorale del Partito, non impedisce che, in seguito all'attentato dell'ottobre 1926 alla vita di Mussolini, il 9 novembre 1926 il partito popolare venga sciolto con decreto del Prefetto di Roma attuativo delle deliberazioni prese dal Consiglio dei Ministri del 5 novembre. La politica ecclesiastica del fascismo e l'atteggiamento della Gerarchia ecclesiastica degli anni immediatamente successivi riducono i cattolici al silenzio o a forme di opposizione come quella del "Movimento guelfo d'azione".


    Note:

    1. Dal discorso di Sturzo al Congresso di Bologna del 1919 in F.Malgari (a cura di) "Gli atti dei Congressi del Partito Popolare Italiano" Brescia 1969 -pag.48-49-
    2. Ibidem
    3. Da "Il programma di Caltagirone" in L.Strurzo "Saggi e discorsi politici e sociali" (a cura di V.Clemente) Roma 1973
    4. G.De Rosa "Il Partito Popolare Italiano" Laterza 1979 -pag.111-
    5. Ibidem -pag.212-
    6. Ibidem -pag.213-214-
    7. Ibidem -pag.215-

Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità