Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

La nostra storia

L'Opera dei Congressi

L'Opera dei Congressi e dei Comitati parrocchiali nasce, come vera e propria organizzazione, nel 1875 con il Congresso di Firenze.

Per capirne origine, scopi ed importanza è però necessario collocarla nell'ambito del cattolicesimo italiano della seconda metà dell'ottocento, periodo apertosi con la promulgazione, salutata con grande favore dai cattolici intransigenti, dell'Enciclica di Pio IX "Quanta cura" a cui è annesso il Sillabo vale a dire una raccolta di 80 proposizioni fra cui panteismo, razionalismo, socialismo, comunismo, separazione Stato/Chiesa... considerate errate. Sono anni di vivacissimi contrasti fra cattolici liberali e intransigenti non solo in Italia. In Francia i liberali sono guidati da Montalembert e Dupanloup e gli intransigenti da Veuillot, in Inghilterra il Card.Newman (sostenitore della "teoria sulla evoluzione dei dogmi" che, secondo il prelato, contengono un nucleo di verità immutabile e formule per esprimere questo nucleo che possono invece essere mutate perché legate alla cultura e alle forme linguistiche di un determinato periodo) è con i liberali mentre il Card.Manning è con gli intransigenti... In Italia questa divisione si ha dopo il 1848 a seguito della frattura fra Papato e liberalismo. Gli intransigenti ritengono illegittimo lo Stato italiano e si propongono di riconquistare al cattolicesimo la base della società, i liberali invece temono che dallo scontro fra Chiesa e Stato escano rafforzate le forze anticlericali e socialiste per cui puntano sulla conciliazione, sulla convergenza dei cattolici in un partito conservatore e costituzionale, sulla formula "Cattolici col Papa, liberali con lo Statuto".

Sempre nel 1864 Pio IX propone l'idea di un Concilio, il Vaticano I, che apre i lavori l'8 dicembre 1869 ed affronta il problema della riconferma della dottrina della chiesa, definisce, con la Costituzione dogmatica "Pastor Aeternus", il dogma dell'Infallibilità del Papa, ma non si occupa dell'azione del laicato cattolico. Quest'ultimo, bloccato nella possibilità di un impegno politico dal "Non expedit" del 1868 (confermato nel 1874, passato da invito a divieto assoluto nel 1886 per essere poi attenuato nel 1904 ed infine abolito nel 1919) vede svilupparsi al suo interno una religiosità nuova: il culto del S.Cuore (Cristo umano), il culto di Maria (è del 1854 il dogma dell'Immacolata Concezione e sono del 1858 le prime apparizioni a Lourdes), la devozione al Papa (divenuto, dopo Porta Pia, quasi un simbolo del Cristo che soffre) che assume la forma concreta dell'Obolo di S.Pietro, la pratica quotidiana dell'Eucarestia, i pellegrinaggi, le missioni, le confessioni generali, le giornate mariane... e si indirizza verso l'impegno caritativo e sociale.

Un anno dopo la pubblicazione del Sillabo, nel 1865, Giambattista Casoni e Giulio Cesare Fangarezzi fondano a Bologna l'Associazione Cattolica Italiana per la difesa della libertà della Chiesa. L'Italia si sta preparando alla terza guerra d'indipendenza e il Governo, temendo un'azione filoaustriaca interna dei cattolici, emana la legge Crispi sul domicilio coatto che costringe i fondatori alla fuga per sottrarsi all'arresto e l'Associazione stessa alla chiusura il 14 maggio 1866.

Nonostante ciò, nel 1868, Giovanni Acquaderni a Bologna e Mario Fani al Circolo di Santa Rosa a Viterbo fondano la "Società della Gioventù cattolica" che, nel giugno del 1874, con lo scopo di formare giovani cattolici, diffondere la "buona stampa", raccogliere l'obolo di S.Pietro, promuove a Venezia, sviluppando un'idea del 1871 di Giambattista Paganizzi, il primo Congresso Cattolico. Nella dichiarazione di principio se ne afferma il carattere intransigente: "Il Congresso è cattolico e non altro che cattolico... Il cattolicesimo è una dottrina compiuta... perciò non è liberale, non è tirannica né d'altra qualità: qualunque qualità si aggiunga... suppone che il cattolicesimo o manchi di qualcosa che è d'uopo dargli o contenga qualcosa che è d'uopo levargli. Questo è gravissimo errore che non può che partorire scismi ed eresie...". Il Congresso delibera di:

  1. Adoperarsi per diffondere il più possibile le Congregazioni Mariane
  2. Migliorare la qualità ed aumentare il numero delle Conferenze di San Vincenzo (La società di S.Vincenzo de Paoli era stata fondata da Federico Ozanam nel 1833)
  3. Fondare Circoli di Giovani Cattolici, Società di Mutuo Soccorso per operai, associazioni cattoliche femminili.

Affronta i temi della questione sociale (in questi stessi anni si tiene in Italia l'Internazionale anarchica, si assiste allo scontro Mazzini/Bakunin...), del socialismo, del problema contadino (sono gli anni delle "Lettere Meridionali" di Pasquale Villari, dell'inchiesta agraria di Franchetti...).

È col Congresso di Firenze del 1875 però che l'Opera completa la sua organizzazione e stabilisce una sorta di "strategia di lotta" contro quella che viene definita "rivoluzione liberale". In questa sede infatti si decide di costituire (oltre a quelli diocesani e regionali) in ogni parrocchia Comitati formati da almeno cinque fedeli e diretti dal Parroco con questi scopi:

  1. estirpare la bestemmia
  2. insegnare la Dottrina Cristiana
  3. accompagnare il Viatico
  4. raccogliere l'Obolo di S.Pietro
  5. diffondere la stampa cattolica

e si stabilisce di utilizzare a vantaggio della propria causa tutte le libertà (stampa, parola, pensiero, associazione, petizione) previste dallo Stato Liberale.

Fra il 1875 e il 1889, anche se all'interno la componente veneta è in maggioranza, l'Opera ha il suo centro a Bologna e, fino al 1882, la sua guida nel marchese Sassòli-Tomba che, avvertendo come ormai insufficienti in rapporto alla situazione storica le opere caritativo-assistenziali fino ad allora tipiche del mondo cattolico, la conduce, fondandone la seconda sezione economico-sociale, ad una maggior conoscenza ed attenzione verso i problemi sociali. Una grande difficoltà del Movimento cattolico è infatti quella di capire la povertà operaia. In proposito lo storico De Rosa in "Il movimento Cattolico in Italia" scrive: "Come i cattolici francesi della stessa epoca anche quelli italiani credevano che la miseria operaia fosse analoga alla povertà tradizionale e secolare e non comprendevano il suo carattere nuovo, il suo legame con la rivoluzione industriale".

Questa difficoltà, pur mantenendosi per tutta la presidenza Paganuzzi tanto che i cattolici continuano ad agire di preferenza nel campo dell'assistenza, del Mutuo Soccorso, delle Cooperative, delle Casse Rurali e della protezione morale dei lavoratori, comincia ad essere superata quando la seconda sezione dell'Opera è presieduta dal bergamasco Stanislao Medolago Albani che, al Congresso di Lodi del 1890, pone il problema dell'opportunità dell'intervento dello Stato nella questione sociale per risolvere i problemi della durata della giornata lavorativa, del riposo festivo, di igiene e salute, lavoro notturno, lavoro di donne e bambini, astensione dal lavoro per maternità, salario...) ma è la "Rerum novarum" a dare la spinta più consistente in questa direzione. Essa infatti "rappresentò un aiuto formidabile per coloro che non volevano lo Stato assenteista, e per quanti chiedevano che i cattolici si impegnassero di più nell'organizzazione dei mezzi di difesa degli operai dalla legge inesorabile del profitto".

Negli anni della crisi di fine secolo esplode nell'Opera la polemica fra Paganizzi e don Romolo Murri, fondatore della democrazia cristiana, divisi da una diversa interpretazione dei rapporti Chiesa/società, dei problemi del cattolicesimo, del rapporto laici/Gerarchia. Per il presidente dell'Opera dei Congressi i cattolici devono obbedienza assoluta alla Chiesa e alla sua visione del mondo, per Murri si deve introdurre nel movimento cattolico il principio della responsabilità autonoma dei laici sul terreno sociale e politico proprio per garantire alla Chiesa la possibilità di una presenza attiva nella società moderna. L'accordo, nonostante i tentativi di mediazione di Giuseppe Toniolo, è difficile e vede, il 18 gennaio 1901, l'intervento di Leone XIII con la promulgazione della "Graves de communi" in cui si riconferma fiducia all'Opera e si auspica che tutte le società, compresa la democrazia cristiana di Murri, agiscano, con rispetto della loro autonomia, sotto la sua direzione.

L'Enciclica nega il significato politico del movimento promosso dal sacerdote marchigiano: "Non sia lecito dare un senso politico alla democrazia cristiana. Perché sebbene la parola "democrazia", chi guardi all'etimologia e all'uso dei filosofi serva ad indicare una forma di governo popolare, tuttavia nel nostro caso, smesso ogni senso politico, non deve significare se non una benefica azione cristiana in favore dell'uomo" ma non accontenta i sostenitori della linea Paganizzi fautori di una sottomissione incondizionata. Lo scontro finale avviene al Congresso di Bologna del 1903 (che fra l'altro discute di due questioni nuove per il movimento cattolico; la questione meridionale, messa all'ordine del giorno da don Sturzo che la considerava non solo questione economica ma anche politica, amministrativa, morale e la riteneva risolvibile non in un'ottica unitaria ma federalista e la questione femminile(1)) e porta, nel 1904, dopo trent'anni di attività e proprio nel momento in cui un'altra Italia s'era affacciata nelle aule e nelle sedi dei Congressi e dei comitati cattolici ...l'Italia delle nuove forze cattoliche, dei "giovani sociologi", dei circoli democratici cristiani e delle leghe cattoliche del lavoro, che miravano a riorganizzare l'opera, a darle un nuovo respiro unitario..." allo scioglimento dell'Opera stessa.


Note:

  1. Il mondo femminile italiano infatti, alla fine dell'ottocento, si sta organizzando. A Milano, un gruppo di donne di diversa estrazione sociale e di diversa formazione culturale (tra le quali Ersilia Majno, Ada Negri, Jole Bersellini Bellini), fonda nel 1899 l'Unione femminile Nazionale che raggruppa varie associazioni femminili anche operaie e si propone di ottenere l'emancipazione giuridica e politica, la parità salariale, l'accesso a tutte le professioni, la realizzazione piena dei diritti di cittadinanza da parte delle donne. Il loro mensile "Unione femminile", fondato nel 1901, lancia le più importanti campagne suffragiste dell'inizio del secolo. Nel 1902 danno vita all'Asilo Mariuccia, un istituto per il recupero di bambine prostitute, o vittime di incesto e di violenza sessuale. Anche il mondo femminile cattolico è in movimento e, già nel 1898, Mons.Giacomo Radini Tedeschi ha sollecitato il Comitato Permanente dell'Opera a istituire sezioni femminili.
    Nel 1901, è sorto a Milano, per iniziativa di maestre e studentesse fra cui Adele Colombo, Adelaide Coari, Pierina Corbetta, Angiolina Dotti, il Fascio femminile democratico cristiano ed è stata fondata una lega cattolica femminile per la rigenerazione del lavoro. La premessa da cui muove il fascio femminile cattolico è religiosa di una religiosità da recuperare impegnandosi nella società industriale, individualista, chiusa alla dimensione soprannaturale. Il Congresso di Bologna, comprendendo l'importanza della questione, affida a Mons.Radini Tedeschi l'incarico di nominare a Milano un nucleo fisso per il coordinamento del movimento femminile.

Per ricordare

Modifiche orari Messe domenicali S.Maria Nascente

Da domenica 18 novembre, 1ª Domenica di Avvento, cambierà l’orario delle Messe domenicali che sarà il seguente:
  • in parrocchia alle ore 8.00, 11.00 e 18.30;
  • in Santuario alle ore 9.00.

É disponibile il numero di Dicembre 2018 della Voce della Comunità