Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

La storia dell’organo

L’Organo del Santuario

di Felice Asnaghi


In concomitanza con la corrispondente iniziativa dell’informatore La Voce della Comunità, proponiamo, sempre a puntate ma in un unico punto, la preziosa opera inedita di Felice Asnaghi, nostro illustre e stimato concittadino, dedicata alla storia dell’Organo del Santuario del S.Crocifisso. Buona lettura.


Per meglio inquadrare la situazione mi permetto di fare una breve digressione storica. Il 31 maggio del 1581 San Carlo in visita pastorale, ordinava alle monache (proprietarie di Meda e della chiesa) di impegnarsi a costruire una nuova chiesa parrocchiale, con annesso il campanile e l’ausilio di due campane. Tale invito fu ribadito dal cardinal Federico Borromeo. Certamente se due eminenze cardinalizie hanno emanato lo stesso decreto, è perché le condizioni della chiesa esistente erano fatiscenti.

La chiesa, a detta del cancelliere scrivano degli atti della visita del 1581, era piccola e rivolta a settentrione con una porta in fronte e due usci nella parte orientale. Il nostro parroco don Marcello Gianola contesta quella ricostruzione poiché lo scrivano aveva preso un abbaglio invertendo i punti cardinali nella descrizione sia della chiesa parrocchiale e sia quella del monastero. Don Marcello diede credito alla successiva visita del delegato vescovile Stefano da Giussano, secondo il quale, nel 1608 la chiesa era piccola per contenere la popolazione (“della quale ottocento fedeli erano annessi alla Santa Comunione”), aveva la facciata volta verso sera (a ovest), con davanti un piccolo cimitero, non disponeva della sacrestia e i suoi due usci erano posti ad oriente (a est).

In pratica tenendo come riferimento l’attuale posizione del Santuario, secondo la relazione del 1581 la chiesa era capovolta, mentre dagli atti della visita del 1608 risultava che era in posizione perpendicolare con il presbiterio che guardava all’attuale casa parrocchiale e l’entrata lungo il vicolo che porta dietro la chiesa. La ricostruzione della chiesa è iniziata nel 1612. Si fecero gli scavi ma tutto andava a rilento, finalmente nel 1623 con l’erezione dei muri e della cappella maggiore si poterono celebrare le funzioni religiose. Il tempio aveva una sola navata con l’entrata verso la piazza e il presbiterio a nord.


Panoramica interna del santuario con veduta dell’organo.
(Fotografia, cortesia di Mario Caimi)


Vista organo dalla navata centrale. Si noti la scritta, in parte coperta, in alto sulla controfacciata a mo’ di cimasa dell’organo:
“HOC TEMPLUM MARIAE NASCENTI
DICATUM EXOSRNATUM FUIT ANNO MDCCCCXXV
SUB PONTEFICE MAXIMO PIO XI
AUSPICE ARCHIEP. CARD. E. TOSI.
MODERATORE PAROCHO FRANCISCO CORTI
Questo tempio dedicato a Maria Nascente fu abbellito –fregiato e ornato– l’anno 1925 sotto Pio XI Pontefice Massimo, auspici dell’Arcivescovo Cardinal Emilio Tosi, reggitore parroco Francesco Corti
(Fotografia, cortesia di Marco Marzi)


Secolo XVI. Disegni in penna della pianta della chiesa.
(ASD, Sezione X, Volume 18, anni 1587-1705)


Chiesa nuova, organo nuovo - 2

La prima segnalazione della presenza di un organo in chiesa la troviamo in un documento denominato “Risposta al Papele”, la cui data di stesura è ricavata dal proemio «Compiuti son tre anni (…) nello scadere dell’anno 1737» e quindi 1740. È stato scritto, probabilmente, dal notaio Angelo Custodi in qualità di avvocato del Monastero nella controversia legale contro il Comune in risposta al “papele”, cioè al registro dove erano trascritte le spese sostenute dai Medesi per riparare le campane della chiesa. L’autore nella prima parte fa un interessante excursus sulla storia della chiesa di Santa Maria, dalla sua costruzione ai giorni del secolo dei lumi, e nel capitolo III così dichiara:

«Nell’anno 1697, li sopraddetti scolari della veneranda Scuola del Santissimo eretta nella parrocchiale di Meda, ad insinuazione del reverendo vicario Bizzozero trattavano d’ergervi un organo: conosciuta dal detto vicario la necessità di riportarne l’assenso al monastero padrone, portossi egli stesso dalla di lui badessa in persona ad impetrarlo, come dalla sua comparizione alla Curia Arcivescovile, ivi:

Cum ageretur inter ipsus Sodales de comparando Organo expensis eorum propriis, e ex spontaneis piorum oblationibus: ipsemet R. Comparens ante omnia, rem ad R. Abbatissam detulit, quae id opus nonnisi ut par erat, collaudavit, e quatenus ea opus esset, pro illius erectione maculate fecit».

(Discutendo tra gli stessi scolari sulla necessità di costruire un organo in parte a loro spese e anche attraverso giuste oblazioni spontanee offerte da persone pie, prima di intraprendere quanto sopra scritto, il reverendo vicario Bizzozero si recò personalmente presso la reverendissima badessa che colmò di lodi l’opera che si sarebbe voluta fare, e pertanto lo stesso vicario ottenne il permesso e la facoltà di erigere quanto sopraddetto).


Mi si conceda una seconda digressione relativamente alla presenza di organi nella chiesa di clausura delle monache.

Luca Ceppi in un articolo sulla stampa locale, del quale ricavo un piccolo estratto, ci dà l’esatta consistenza dell’attività musicale all’interno delle mura del monastero di San Vittore:

«L’attività musicale fu una delle più importanti occupazioni delle monache durante i secoli di attività del monastero. Nell’antico coro (parte interiore suddivisa in due parti dal Pollack nel 1802 per ricavarne sotto la limonera e sopra il granaio) erano collocati due grandiosi organi costruiti dagli Antegnati. L’organo maggiore fu realizzato da Graziadio Antegnati che al riguardo ebbe a dire: “Il più grande e il più perfetto in quest’arte fra i molti di questa famiglia”. Se ne può ammirare uno simile nella chiesa di San Maurizio a Milano. Vi era poi un terzo organo probabilmente più piccolo. Lorenzo Ghielmi, organista e musicologo di fama internazionale, ha ritrovato in una serie di spartiti composti appositamente per le monache del monastero di Meda diversi salmi a otto voci di Costanzo Antegnati (stampato a Venezia) ed un mottetto “Pangamus” composto da Carlo Giuseppe San Romano per donna Antonia Mariana de Capitani, una monaca in San Vittore che probabilmente aveva una bella voce da soprano» (Luca Ceppi, L’antico coro di San Vittore, Medinforma, ottobre 2001).

Da “L’arte organica” del 1608, scritto da Costanzo Antegnati figlio di Graziadio organaro e compositore, si evince che la zia era infatti una monaca di San Vittore e nella prefazione ai dodici salmi scritta nel 1638 così si legge: “Abbiamo posato gli organi presso le Rev. Suore di San Vittore”.

Nel catalogo delle opere di Costanzo Antegnati infatti è scritto: “Le reverende Monache di San Vittore Meda: doi – 1608”.


Ora ritorniamo all’oggetto della ricerca e cerchiamo di capire dove fosse collocato l’organo.

Dalla relazione del card. Giuseppe Pozzobonelli del 1762 (Archivio Storico Diocesano, sezione X, visita pastorale, pieve di Seveso, volume 29) stralciamo questo brano:

«Prope Cappellam majorem extructum est organum ad dexteram ingredientis Ecclesiam Symbolum totum a choro recitatur».

(Vicino all’altare maggiore è collocato un organo, alla destra dell’entrata della chiesa (dove) tutto il Symbolum, cioè il Credo Apostolico, è cantato dal coro). Da questo indizio, in una chiesa a una sola navata com’era, non sappiamo da quale parte fosse collocato. Di certo vicino alla cappella centrale e a fianco di una porta laterale.


Copertina (Volume 29, anno 1762 visita card. Giuseppe Pozzobonelli)


Pagina inerente l’organo. (Volume 29, anno 1762 visita card. Giuseppe Pozzobonelli)


Chiesa nuova, organo nuovo - 3

Spostando l’interesse sull’organista abbiamo notizie certamente migliori. Tra le carte dell’Archivio di Stato di Milano conosciamo tale Pietro Giò Buraschi di Meda, figlio di Ambrogio (pure lui maestro probabilmente dilettante in questa arte musicale) e il nipote Giò, che però ha studiato, che da alcuni anni suona l’organo durante le messe cantate. Pietro Giò Buraschi e il nipote rischiano di perdere il posto per la mancanza di fondi della parrocchia. Essendo il curato Giuseppe Antonio Mariani ammalato e sostituito temporaneamente da don Pietro Francesco Radaelli, il priore Franco Cassina, nell’imminenza della solennità del Corpus Domini del 1783, decide di rivolgersi a dilettanti e questo mette in moto un contenzioso. Il Buraschi si rivolge alla Deputazione del Comune di Meda (di cui è parte) e chiede di farsene carico. Il Comune, pur di soddisfare il popolo e la chiesa, accetta la richiesta dell’organista e viene firmato un contratto novennale e retroattivo dal 1781.

Col consenso della RGE (n.d.r. Regia Giunta degli Estimati) Signori deputati dell’Estimo e Ufficiali della Chiesa, Scuola del S.S. e contento del popolo di Meda, attese varie circostanze occorse per il salario dell’Organista non avendo mai avuta ne stata fatta la investitura per il salario annuo da pagarsi al professore che sona. Perciò si obbliga Pietro Giò Burasco con tutti quei patti e condizioni che saranno espedienti cioè di sonare l’organo di Meda tutte le solennità che corrono fra l’anno, le terze domeniche di ogni mese, tutte le feste degli Apostoli benché non siano tutte di precetto, tutte le feste della Madonna, ed il giorno ultimo dell’Ottava; nel Corpus Domini ed anche il giorno ultimo dell’anno, e tutte le tre feste di Pasqua di Resurrezione di nostro Signore. Le tre feste di Pentecoste, come pure le tre feste del S.Natale e sua Novena, così anche la Novena della Madona di settembre delle quali feste e novene si obbliga sonare alle Messe Parochiali ed ai Vesperi o alle Benedizioni delle Novene.
Patto che non manchi mai di sonare il detto organo, massimo ne giorni di Solenità o di terze domeniche.
Che per sua necessità avesse da attendere a qualche suo interesse che protasse longo tempo sia obbligato imettere altro soggetto a sua spesa che se mancherà qualche festa di sonare l’organo sia tenuto e si obbliga pagare lire 1,5 per ogni volta che non suonerà il detto organo.
Che sia obbligato ad incordar l’organo ed aggiustarlo ogni volta che sarà di bisogno per li strasoni o mancanza di respiri o altre picole cose.
Che se nel detto organo vi saranno rotture di spesa grave o di molta fatica e di longo tempo non sarà soggetto ma sarà pagato a parte secondo…
Che sarà ben giusto concedergli tre volte di mancanza ogni anno di sonare l’organo purché non siano giorni di Solenità.
Che sia obligato in queste tre volte di mancanza avisare alcuno delli ufficiali della Scuola ogni volta mancherà.
Il detto Pietro Giovanni Burasco abitante in Meda si obliga come sopra, con tutti quei patti e condizioni a sonare l’organo ed aggiustarlo come sopra e per suo salario abbiamo opportuno stimato coll’assenso come sopra ed anche di consentimento con il detto professore e virtuoso Pietro Giovanni Burasco di pagarli ogni anno per suo onorario lire cinquantotto imperiali dico L. 58. Le quali si pagheranno in fine di ogni anno dal Tesoriere che sarà fatto ogni anno per tempora, la quale investitura durerà per anni nove a venire cominciando nel anno 1781 sino a tutto l’anno 1789 con patto che vi siano le sue ragioni per ogni tre anni in tre in avenire, tanto per una parte quanto per l’altra, perché così ecc…
Organista Pietro Giovanni Burasco afermo quanto sopra
Antonio Brambilla sostituto per Superiora e Reverenda Madre Abbadessa Stopani Deputata dal Estimo
Prete Francesco Sisti sostituto dell’Illustrissimo Signor Conte Allesandro della Torre di Rezzonico Deputato dell’Estimo
Vincenzo Seveso sostituto per l’Illustrissimo Signor don Marco Fumagalli Deputato dell’Estimo
Giuseppe Antonio Guidi Cancelliere della suddetta Chiesa e Scuola.

(ASM, Atti di Governo, fondo Culto, PA, pezzo 1018. Si veda documento 4, 2-3).


Di Pietro Giovanni Buraschi, abbiamo ulteriori notizie. La prima che è nato a Meda il 28 luglio 1741 da Angela Maria Peregalla e Ambrogio Burasco (libro battesimi) e la seconda che esercitò la sua arte anche in altre chiese, soprattutto in Svizzera. Mario Manzin mi ha fornito i seguenti dati:

Archivio della chiesa parrocchiale di Morbio Inferiore (Canton Ticino)

  • 1773, 5 settembre
    Lire 1402:9 pagate al Sig. Pietro Gio. Buraschi organista [anticamente l’organaro veniva assai spesso chiamato organista] a bon conto degli accordi col medesimo fatti come da nota distinta e ricevuta fatta […]
  • 1774, 14 marzo
    Lire 79:11 pagate al Sig. Pietro Gio. Buraschi organista per saldo e compito pagamento d’ogni sua fattura fatta, compresi pure gli accrescimenti fatti oltre l’accordo
  • 1776, 22 gennajo
    Lire 14:10 pagate al Sig. Pietro Gio. Buraschi organista per incomodo e fatture fatte di nuovo all’organo ed incordatura, con perdita di molte giornate
  • 1780, 16 marzo
    Lire 7:10 pagate al Sig. Pietro Gio. organista di Meda per revista ed incordatura fatta all’organo ed aggiustature di due registri rotti, ed altro dal medesimo operato, non compresa la spesa cibaria somministrata durante la di lui dimora fatta costì in detta occasione, si è accontentato di L. 7:10
  • 1791, 6 aprile
    Lire 10 per tante regalate al Sig. Pietro Gio. Buraschi organista di Meda per incordatura et altre

ASM, Atti di Governo, fondo Culto, PA, pezzo 1018.
Lettera di Pietro Giovanni Buraschi alla Deputazione Comunale.


ASM, Atti di Governo, fondo Culto, PA, pezzo 1018.
Delibera della Deputazione Comunale per disciplinare il rapporto di lavoro di Pietro Giovanni Buraschi.


Estratto del Battesimo di Pietro Giovanni Buraschi (Parrocchia Santa Maria Nascente Meda)


Chiesa nuova, organo nuovo: la parrochia in una scritta - 4

Don Marcello Gianola, parroco di Meda dal 1939 al 1958, si cimenta nella ricostruzione della storia ecclesiastica della città di Meda dai santi fondatori Aimo e Vermondo sino alla fine dell’Ottocento, soffermandosi sui vari parroci e sugli eventi più interessanti. Il colto sacerdote non si accontenta di studiare le carte parrocchiali –molto più numerose di oggi–, ma si reca in archivio diocesano per consultare le visite pastorali. Naturalmente la sua bibliografia è cospicua. Ci informa che lungo il Seicento e il Settecento la chiesa è oggetto di migliorie e abbellimenti. C’è il campanile con l’orologio, la cappella centrale ha il tempietto con un bel tabernacolo, le cappelle laterali sono curate, così il pulpito e il coro, le suppellettili e i confessionali costruiti dai falegnami medesi. Uno di questi porta inciso la data “1712” e si trova lungo la navata della Madonna. Poi quella notte del 2 agosto 1813! Un fulmine attraversò la chiesa gremita di fedeli, provocando danni materiali ai muri e alle strutture di legno. Si decide di acquistare un nuovo organo. Quello vecchio è venduto alla parrocchia San Salvatore di Cormano per ben 1800 lire e a quanto pare chi acquistò non fece un buon affare (al riguardo si legga Meda e i suoi Parroci – Mille anni di storia, di Ugo Elli e il libretto n 26 Il suono dello Spirito – Lo storico organo del Santuario, Amici dell’Arte).

Don Carlo Quaglia si sentiva le spalle sicure per lanciarsi in un nuovo progetto di risistemazione della chiesa. Per lui e per gli abitanti di Meda se quel fulmine non aveva fatto vittime era da attribuirsi a un miracolo del Santo Crocifisso ancora oggi venerato, segno della presenza di Dio in quella chiesa e in quella comunità. Così la fabbriceria commissionò un organo niente meno che al Biroldi di Varese, uno dei costruttori più importanti che operavano in Lombardia. Nel 1814 si fece appena in tempo a portar via quello vecchio che subito arrivò l’organo nuovo, che fu collocato nella stessa posizione del precedente.

Se osserviamo con cura il quadro che ritrae il miracolo del Santo Crocifisso che il pittore Bernardo Figliadoni di Desio dipinse nel 1821, messo in mostra in alcune occasioni pubbliche nel 2013 dalla famiglia tuttora proprietaria (signor Giancarlo Bonacina), si intravvede la navata sinistra. Lì non c’è alcuna uscita laterale e nessun organo, giocoforza che si trovasse sul lato destro “in cornu epistolae”.

1821. La tela del miracolo del Santo Crocifisso
(Fotografia, cortesia di Giancarlo Bonacina)

Le norme liturgiche del concilio di Trento prevedevano che, guardando l’altare, per cornu evangeli si intendesse la parte sinistra dove si leggeva il Vangelo; mentre il cornu epistolae era il lato di destra dove si leggeva l’epistola. Tale distinzione, benché non più prevista dalle norme liturgiche, viene di fatto ancora praticata in molte chiese.


Il nome dei Biroldi trova conferma in una scritta a inchiostro posta all’interno del pannello che ricopre la seconda putrella (da sinistra guardando l’uscita del Santuario) delle quattro che sorreggono la balconata. Questa mensola di rivestimento è stata scoperta ultimamente (nel 2011) mentre i volontari erano intenti a smontare la cantoria durante i lavori di restauro del Santuario. Riportiamo sia la scritta, sia la fotografia.

La scritta è posta all’interno della mensola di rivestimento
(Fotografia, cortesia di Marvin Corno)

La mensola di rivestimento della putrella sinistra che sostiene il palco
(Fotografia, cortesia di Mario Caimi)

1814, 22 dicembre

Gli fratelli Cassina fecero la presente cantoria e cassa d’organo essendo fabbricieri di questa chiesa monsieur Pietro Busnelli, Carlo Rho, “Amadeo Cassina uno de suddetti fratelli, Francesco Cimnaghi detto Farina e Giacomo Cagliani fattore di Casa Medici di Seregno ed essendo parroco di questa chiesa il molto reverendo don Carlo Quaglia.

Si travagliò tutto dì di questo 22 e posta in opera per lasciare libero di disporre il nuovo organo fabbricato dal celebre signor Eugenio Biroldi di Varese e di lui nipote Luigi Maroni.

Chi erano le persone nominate in quella scritta?

Il parroco Carlo Quaglia, classe 1756, era nato a Cazzago, resse la parrocchiale dal 1786 al 1818. Il sacerdote viveva con la perpetua Annunciata Colombo, classe 1777.


Pietro Busnelli era il priore che, oltre ad amministrare i beni della parrocchia, era il responsabile della Confraternita del Santissimo Sacramento. Dopo la morte del padre era divenuto ul regiû di una famiglia patriarcale composta da sedici persone, tra cui la madre (la regiurê) Maria Castolda (di Giussano).

Dal registro del “Ruolo di popolazione” del Comune di Meda del 1817 possiamo dedurre la composizione della famiglia di Pietro: Busnelli Pietro (Mispeder), classe 1760, nato a Meda, cavallante; Luigi, 1767, contadino (dopo la morte di Pietro subentrerà nel lavoro di cavallante); Pasquale, 1798 (capostipite della famiglia di Misquâl); Gaetano, 1802; Giberto, 1804; Giuseppe, 1804; Giovanni, 1806; Carlo, 1808; Angelo, 1814; Giuseppa Agrate, 1772; Fiorenza Tagliabue, 1777; Maria Castolda, 1743; Angela, 1801; Anna Maria, 1809; Luigia, 1811. Il nucleo familiare abitava nell’attuale zona di Piazza Cavour.


In realtà il nome non è chiaro (per tradizione si nomina solo il Busnelli) si potrebbe leggere Pietro Brunelli, persona realmente esistita proprio in quel periodo a Meda. Dal registro del “Ruolo di popolazione” del Comune di Meda del 1819 si evince che egli era domiciliato in casa Maunier (ora Traversi), di professione economo: tutte le carte in regola per ricoprire il ruolo di Priore. Ecco il suo quadro familiare: Brunelli Pietro 4 febbraio 1772, nato a Castelnuovo con la moglie Teresa Maunier, nata il 29 maggio 1768. Abita con i figli Matteo (1798), studente; Anity (1799), studente a Milano; Maurizio (1802), Sofia (1803), Elisa (1806). E poi Enrico Maunier il fratello possidente, e Luigi Mazza (1780), trafficante.


I fabbricieri, cioè coloro che coadiuvavano il priore nel sovraintendere e controllare la gestione economica del beneficio parrocchiale, erano i seguenti:


Carlo Rho, nato il 29 marzo 1774, falegname domiciliato in casa propria nella “cassina” detta Badia con la moglie Monica Pagani, classe 1776 di Barlassina, le figlie Carolina (1804), Cherubina (1815).


Amadeo Cassina nato il 26 agosto 1880, di mestiere falegname; sposato con Maria Orsenigo, classe 1787; i figli: Giosuè (1808), Antonio (1810), Giberto (1812), Rachele (1806), Rosa (1817), Teresa (1819). Nella stessa casa abita il garzone di bottega Giuseppe Covio (1798) di Appiano. I figli maggiori studiano e la moglie è una filatrice. Il Cassina è uno dei fratelli che costruisce l’organo.


Giacomo Cagliani, nato il 16 marzo 1760 a Caponago, sposato con Cristina Varese (nata a Cambiago, cucitrice) e con i figli Daniele (classe 1806, calzolaio nato a Caponago) e Teresa (classe 1803, di Caponago, cucitrice). La famiglia abita nella fattoria di casa Marchesi Brivio, già Medici di Seregno.


Francesco Cimnago detto Farina, nato il 25 settembre 1795, contadino abitante in casa De Pietri (via San Martino-Piazza Volta), sposato con Rosalinda Mascherona di Cabiate (classe 1798), e la madre Rosa Maria Mascherona (1774), la sorella Teresa (1798) e la figlia Laura (1809).

(Dal registro del “Ruolo di popolazione” del Comune di Meda del 1819)


La trascrizione degli atti di visita pastorale del card.Carlo Romilli del 1852 confermano i dati già presi in esame:

«1 Organum positionatum est apud janua ecclesiae. 2 Non alternatim sed a choro tantum canitur symbulum». (Sic!)

(1 L’organo è posizionato presso la porta della chiesa. 2 Non in alternativa, ma solamente dal coro è cantato il credo apostolico).

(Archivio Storico Diocesano, sezione X, visita pastorale, pieve di Seveso, 1852, volume 30)


La chiesa è ampliata - 5

Nell’ultimo quarto di secolo don Pietro Rinzi (1858-1888), vista l’impossibilità di costruire una chiesa nuova al piano, la ampliò; toccò poi al suo successore don Giovanni Trabattoni, già coadiutore, finire i lavori. Dal 1873 al 1893 si costruirono le due navate laterali, si allungò la chiesa erigendo l’altare maggiore e la facciata, si iniziò a costruire il campanile che poi venne nuovamente rialzato di due arcate nel 1921, dove trovò posto il castello campanario e si raggiunsero gli attuali 41 metri e 35 cm.

Nel 1924 un cortocircuito provocò un incendio che distrusse quadri e suppellettili e danneggiò i muri. Lo stesso anno il pittore torinese Luigi Morgari, coadiuvato dal medese Primo Busnelli, decorò e affrescò la chiesa che venne consacrata il 7 settembre 1925. Nel 1943 le campane vennero fuse per ordine governativo e nel 1948 fu issato un concerto di otto campane.

E il nostro organo? Nel 1893 fu semplicemente spostato nell’attuale collocazione, situata sopra la zona d’ingresso, in controfacciata. Sulla balconata trovano posto sia lo strumento musicale, sia la cantoria, dove si dispone il coro deputato a cantare le parti musicali della Messa.


Dagli atti della visita pastorale del 1901 del beato card.Andrea Ferrari traiamo alcune brevi notizie:
Domanda: «Se siavi l’organo e se l’organista si attenga alle leggi liturgiche».
Risposta: «Vi è l’organo e l’organista si attiene alle leggi liturgiche “Quantus fieri potest” (“Per quanto possibile”)».
Domanda: «Se abbia privilegi speciali di matricità, ecc…».
Risposta: «No».

Dagli atti della visita pastorale del 1930 del card.Ildefonso Schuster alle stesse domande del questionario il parroco risponde in modo lapidario: «L’organo è stato restaurato l’anno 1929: si seguono le regole liturgiche».

Una risposta che conferma la scritta sullo strumento musicale, e cioè che l’organo venne fatto restaurare, probabilmente in loco, e, in occasione della Pasqua del 1929 (l’11 febbraio si erano firmati i Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa), fu suonato durante la Santa Messa alla presenza del popolo e delle autorità.

Nel 1935, il parroco don Francesco Corti, preoccupato dalle lamentele dei coristi che occupavano il palco dell’organo, conferisce incarico all’ingegner Meardi per la messa in sicurezza.

Ing. Guglielmo Meardi
Milano, 17 ottobre 1937
Molto Reverendo Sac.Oblato Don Francesco Corti parroco di Meda
Oggetto: ripristino dell’impalcato dell’organo della chiesa parrocchiale
Mantengo, Ella mi perdonerà se dopo tanto tempo, la mia promessa di descriverle come ho trovato l’impalcato dell’organo della Chiesa Parrocchiale di Meda nel marzo del 1935; e come ho provveduto a rimediare alle deficienze di stabilità che aveva manifestate.
Come ella ricorderà, alla fine di marzo 1935, dietro indicazione del Reverendo Don Vincenzo Cavalli che insieme con i cantori avvertiva delle vibrazioni preoccupanti nell’impalcato dell’organo, ho esaminato tale impalcato e, notando come alcuni legni fossero completamente tarlati, d’accordo con Lei, rimossi i rivestimenti, ho fatto scoprire tutta la struttura portante.
La struttura portante principale si compone di quattro mensole principali incastrate nel muro di facciata della chiesa, le due centrali in rovere delle dimensioni di 33x34 lunghe poco oltre il metro, e le estreme in travetti di ferro a doppio T alte cm 16 e di lunghezza simile. Appoggiati sopra tali mensole principali si trovano altri travetti più lunghi di legno di larice, delle dimensioni di 11x16, pur essi incastrati nel muro sopra le mensole centrali, ed uno sopra ciascuna mensola laterale. Ad essi era collegato tutto l’impalcato.
La conservazione dei legnami era la seguente: sani i mensoloni di rovere, anche nella parte incastrata nel muro; sani anche i travetti di larice nella parte fuori del muro, ma completamente tarlati quelli centrali nella parte entro il muro. In tale modo, un carico mobile, quale poteva essere un uomo, sulla estremità sporgente dell’impalcato, provocava, nonostante il peso dell’organo, una oscillazione intorno all’estremità delle mensole principali, con lieve sollevamento dei travetti nella estremità che prima era incastrata; e questo appunto era stato avvertito dai cantori, i quali giustamente se ne erano preoccupati. Individuato così il guasto si provvide al rimedio assicurando ai mensoloni i travetti centrali dove prima erano incastrati nel muro. Per fare ciò tali travetti furono abbracciati superiormente con un ferro piatto robusto e questo venne fissato al mensolone mediante una vite del diametro di mm.22 che attraverso il mensolone stesso in tutto il suo spessore, così come è indicato nello schizzo qui sotto.

In tal modo la struttura ha riacquistato pressoché la sua robustezza primitiva; e su ciò si potrà contare fintanto che si manterranno sani i mensoloni di rovere. Il che si prevede non sarà tempo tanto breve, dato che dopo più di cento anni che furono posti in opera (così risulterebbe da iscrizioni all’interno delle mensole finte di rivestimento (n.d.r. Si veda la fotografia successiva che ritrae la scritta) sono ancora perfettamente sani. Sarà tuttavia opportuno essere prudenti nel sovraccaricarli, perché anche se sani non sono proporzionati in modo da essere sufficientemente sicuri con un affollamento completo del palco. E così è anche per i travetti di ferro (poutrelles) delle mensole laterali.

(Archivio parrocchiale Santa Maria Nascente)

La scritta si trova sul lato sinistro del portale d’uscita del Santuario, nascosta dalla mensola di rivestimento della putrella già nominata.
(Fotografia, cortesia di Mario Caimi)


Alcune scritte a matita - 6

Nelle cattedrali o nelle chiese importanti le casse d’organo furono elaborate da architetti, costruite da abili falegnami e abbellite da fini intagliatori e ricercati pittori che hanno scritto una pagina della storia dell’arte. La cassa d’organo contiene le canne di facciata ed è delimitata ai fianchi dalle paraste o cornici laterali. In alto, si chiude con la cornice superiore, o trabeazione, a sua volta conclusa -quando c’è- dalla cimasa. Anticamente dentro la cimasa veniva collocato lo stemma vescovile o del casato che donava l’organo. Sulla cornice superiore è facile, oggi, constare la presenza di brani evangelici, tipo LAUDATE DOMINUM IN CHORDIS ET ORGANO, oppure CANTANTIBUS IN ARGANIS.

La cassa dell’organo di Meda è invece un contenitore di legno d’abete (in dialetto pèsciê) costruita a regola d’arte dai nostri falegnami probabilmente in occasione dello spostamento dello strumento nell’attuale collocazione. Non ci sono frasi altisonanti ma sulla sua superficie sono disseminate varie scritte in “apis de legnamee” che ci forniscono indicazioni non trascurabili.

Come si evince dalle due scritte a matita con grafia diversa rinvenute nell’angolo in basso a sinistra del pannello di chiusura della tastiera, l’organo nel 1929 e nel 1951 ha subito due interventi. La prima quando è stato “Restaurato Pasqua 1929”, la seconda quando è stato “Riveduto febbraio 1951 (Ondei)”

Nel 1951 viene dato incarico alla ditta Ondei di trasformare il suo funzionamento da meccanico a pneumatico. Il suo operare è volto sostanzialmente alla “Riforma d’organi di vecchio sistema al sistema liturgico”, come si legge nella carta da lettera intestata; questo è anche il limite della ditta Ondei perché, considerando gli antichi organi “non liturgici” effettua modifiche e impoverimenti con risultati discutibili come nel caso medese.

Sul fianco sinistro della cassa si leggono le seguenti date, tracciate una sotto l’altra:

“25 dicembre 1917

25 dicembre 1923

25 dicembre 1928”

Sempre su quel lato: “9 gennaio santa messa di don Vincenzo Cavalli” (Il sacerdote arrivò a Meda nel 1927 e vi rimase fino al 1935);

“Pietro Favè” (allora sacrista e campanaro);

“1967” al termine di una frase illeggibile.

Seguono altre scritte di poco valore che però testimoniano, nel loro assieme, l’interesse e l’importanza per chi costruisce, per chi suona e per chi accudisce l’organo, di lasciare una traccia del loro lavoro, come se si trattasse di un registro dove annotare le opere, i restauri e le celebrazioni avvenute.

Particolare della tastiera con scritte degli interventi effettuati sul pannello di chiusura consolle. (Fotografia, cortesia di Marco Marzi)

Scritte sul fianco destro della cassa d’organo. (Fotografia, cortesia di Felice Asnaghi)


L’organo del Santuario - 7

Una precisazione doverosa

Nelle puntate precedenti ero arrivato alla conclusione che l’organo Biroldi del 1814 fosse stato collocato nella posizione del precedente, cioè nella zona destra della chiesa nei pressi del presbiterio e dell’uscita laterale. Purtroppo l’archivio parrocchiale non conserva documenti e quindi non è facile dare una risposta certa. Rileggendo attentamente il materiale a mia disposizione mi sono convinto che il nuovo organo con tanto di soppalco venne collocato nel 1814 direttamente sull controfacciata dell’edificio. Lo deduco da due elementi. Il primo: la mensola di rivestimento della putrella che sorregge la balconata, al cui interno troviamo la scritta che segnala sia il giorno della messa in opera (22 dicembre 1814), sia i nomi dei costruttori, non poteva che essere lì in quel luogo e non in altri posti.

Il secondo elemento è il riferimento che viene fatto negli atti della visita pastorale del card.Carlo Romilli del 1852: «1 Organum positionatum est apud janua ecclesiae («1 L’organo è posizionato presso la porta della chiesa»).

Per “la porta della chiesa”, così come trascritta, intende il portone d’uscita e non una porta laterale.

Naturalmente, quando nel 1893 si eresse la nuova facciata con tanto di protiro a mo’ di portico a cuspide a copertura dell’ingresso principale, la balconata e l’organo furono smontati, per poi essere riposizionati nella nuova controfacciata.

Un’occasione mancata

Con la consacrazione della nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente nel 1956, la chiesa di Santa Maria e San Sebastiano perse il suo ruolo centrale nella vita della parrocchia. Le celebrazioni religiose che scandivano l’anno liturgico vennero celebrate nel nuovo tempio, mentre in quello vecchio rimasero la Messa mattutina domenicale, il triduo del Santo Crocifisso di fine luglio e inizio agosto, la festa del compatrono San Sebastiano e le Messe in occasione del 25 aprile e 4 novembre. Il maestro Antonio Dell’Oca (oggi 87enne) fu l’ultimo a suonare l’organo del Santuario e lo fece fino alla fine degli Anni Sessanta, poi sempre con minor frequenza fino all’abbandono.

Nella seconda metà degli Anni Ottanta, su interessamento del delegato alla Cultura del Comune di Meda Franco Gattoni, la commissione per la tutela degli organi artistici della Lombardia presieduta da Mario Manzin stilò una interessante relazione sul nostro organo, auspicandone la sua restaurazione.

Milano, 26 novembre 1987
Molto Reverendo Don Giovanni Fusi, Parroco
Ho condotto nei giorni scorsi il sopralluogo all’organo del Santuario del Santo Crocifisso in Meda allo scopo di constatare le condizioni dello strumento. Come Ella potrà agevolmente constatare esso si presenta in condizioni di estrema fatiscenza ed il suo degrado è accompagnato da esempi di grave trascuratezza riscontrabili nel materiale fonico disordinatamente accatastato contro le canne di facciata e sparso anche sul piano entro la cassa. La cornice inferiore della cassa stessa è malamente inserita sul piano d’appoggio, presumibilmente per consentire a qualche inesperto curioso l’ispezione della secreta.
A parte queste sommarie annotazioni –delle quali non dubito vorrà tener conto assumendo le necessarie e indilazionabili precauzioni– lo strumento è di notevole interesse storico artistico nonostante l’intervento dell’organaro milanese Ondei condotto in questo secolo –presenta caratteri di chiara scuola varesina quali emergono, ad esempio, dalla tecnica costruttiva delle ance (in particolare del corno inglese), dalle notazioni a lettere sulle canne, dall’apertura laterale dei ventilabri (…).
Mario Manzin

Il Comune di Meda non lasciò cadere l’iniziativa e con l’aiuto della stessa Commissione per la tutela degli organi artistici e della Soprintendenza dei Beni ambientali e architettonici, richiese un preventivo di spesa alla ditta Vincenzo Mascioni di Cuvio, una delle famiglie più antiche e rinomate nel campo della fabbrica d’organi.

Nel maggio del 1988 le maestranze della Mascioni erano in loco, presero visione dell’organo e poi fecero pervenire il preventivo spesa.

Cuvio, 19 maggio 1988.
Descrizione.
L’organo, ubicato in cantoria, è contenuto in cassa lignea; ha un prospetto di canne in stagno a cuspide centrale con cuspidi minori articolate lateralmente. Presumibilmente di scuola varesina è dotato di canneggio eterogeneo in parte risalente al XVII secolo, in parte alla fine del XIX e XX. La tastiera, di 61 note, è ricoperta con materiale sintetico. La pedaliera, “diritta”, ha 24 note (12 reali più 12 in ritornello).
La registrazione, “a pomelli” con comando pneumatico, è disposta sopra la tastiera e reca le seguenti diciture: Tromba, (vuoto), Contrabbasso, principale (16’), Principale (8’), Diapason (8’), Ottava (4’), (vuoto), Corno dolce, Flautino (4’), Flebile (8’), Unda Maris (8’), Tromba (8’), (vuoto), Corno Inglese (16’ sop.), Clarone (4’), Annullatore Trombe.
Alcuni pedaletti comandano: Unione Tasto/pedale, Accoppiamento I, Coro Viole, Forte I, Ripieno.
Il somiere, a vento, costruito secondo la prassi dell’organaria lombarda, porta 33 pettini da registro.
Un mantice “a cuneo”, caricato da un elettroventilatore, alimenta il complesso sonoro.
L’organo, ricoperto da abbondante polvere, denota interventi di varia entità succedutisi dal XVII al XX secolo. In particolare risulta evidente la trasformazione delle trasmissioni meccaniche in pneumatiche per il comando dei registri.
Dopo lo smontaggio, alla “lettura” delle parti interne, ripulite ed analizzate, si potrà delineare la genuina fisionomia dell’impianto fonico e quindi procedere alla ricostruzione (…).

La relazione continua nell’elencare le opere di restauro che interessano il somiere, le canne metalliche, la manticeria, le parti di legno intaccate dal tarlo, le trasmissioni meccaniche e le parti in ferro e naturalmente la ricostruzione delle canne mancanti.

Completati i lavori in fabbrica, si procedeva al montaggio in loco dell’organo.

Il costo del restauro era di lire 75 milioni esclusi l’Iva, il ponteggio, il trasporto dei materiali da Meda a Azzio e viceversa, il vitto e l’alloggio degli operai.

La Provincia di Milano aveva assicurato una cospicua parte della spesa chiedendo come controparte alla parrocchia il permesso di organizzare concerti di musica antica. Purtroppo, benché il Comune mandasse diversi solleciti al Parroco e alla Commissione economica parrocchiale, non seguirono risposte e tutto si arenò.


Nei mesi di settembre e ottobre dello scorso anno ho seguito due organari mentre facevano la loro perizia ed è opinione comune che le canne del nostro organo presentino diverse fatture. Anche i due esperti in materia Mario Manzin e Irene De Ruvo ritengono che il sistema delle canne, soprattutto quelle di facciata, sia stato riorganizzato a fine Ottocento (probabilmente quando l’organo è stato collocato in controfacciata) facendo uso di materiale di recupero. Lo si denota dalla diversità di costruzione delle stesse, la percentuale differente di piombo-stagno con cui sono assemblate, il tipo di saldatura e la numerazione diseguale. L’archivio parrocchiale, per ora, non dispone di alcun documento, tantomeno di un rendiconto spese che accerti eventuali lavori di restauro e messa in opera dell’organo.

Ma ecco la relazione dei due esperti dopo la loro ricognizione del 2 dicembre 2014:

Reverendo don Piero Allevi. Accolti dai signori Mario Caimi e Felice Asnaghi abbiamo potuto condurre un’indagine, per ora esteriore, dell’interessante manufatto constatandone l’evidente stato di degrado.
Non avendo dato corso ad alcuna ispezione d’archivio, per la quale dichiariamo la nostra disponibilità, siamo fruitori di alcune scarne notizie raccolte da ricercatori locali secondo cui nel 1814 veniva posato nel Santuario un organo costruito dal varesino Eugenio Biroldi (Varese 1756-1827), coadiuvato dal nipote Luigi Maroni (Varese 1790 - Novara 1842), suo erede (tanto che unirà al suo cognome quello del celebre zio). A fine secolo XIX, nell’ambito di lavori che hanno portato all’allargamento dei volumi del tempio, lo strumento veniva trasportato dall’area presbiterale, in cui si trovava, nell’attuale posizione, cioè in controfacciata in apposita cantoria.
Questi, in sintesi, i risultati della prima, sommaria indagine:
la cassa, di eccellente fattura, è stata rifatta in occasione del trasporto dell’organo nell’attuale sede; difficile ipotizzare un allargamento della cassa preesistente;
il somiere non è assimilabile ai manufatti di primo Ottocento, più curati in ogni singolo dettaglio; nell’ispezione alla segreta si è rilevato che i ventilabri si presentano di mediocre fattura e possono essere attribuiti con certezza ad un organaro di scuola varesina presentando l’apertura laterale (non sono infatti fulcrati in coda, prassi seguita da quasi tutti i costruttori, non esclusi gli stessi varesini che hanno alternato nella produzione le due tecniche costruttive); la testa dei ventilabri non è stata piallata, per cui i numeri a china sono segnati sul lato sinistro, soluzione piuttosto inconsueta;
la mostra di facciata è composta da materiale non omogeneo: come detto in premessa, nella nostra indagine non tutte le canne sono state tolte dalla loro sede stanti le difficoltà oggettive che tale operazione comporta, ma dall’analisi di una dozzina di canne si è constatata una evidente differenza costruttiva che emerge, valga solo come esempio, dal labbro superiore “a mitria”. Dove le mitrie sono di concezione assai diversa, alcune di forma stretta ed allungata, altre con verticalità meno accentuata. Molte canne sono decisamente antiche come si desume dai numeri grafiti sul corpo (non sempre ripetuti sul piede). Una sola delle canne esaminate potrebbe essere attribuita al Biroldi: corrisponderebbe ad un Mi [e] secondo la notazione tedesca, a lettere e non a numeri, che alcuni varesini hanno adottato (ma importata in quell’area dai Biroldi). Nell’attuale quadro fonico non è però certo che la canna emetta la nota indicata sul corpo. Le saldature di alcune canne sono di prim’ordine, altre denotano un’affrettata stesura dello stagno. Le maggette (occhielli fissati sul retro delle canne con funzione di agganciare le stesse alle punte della legatura) sono di almeno tre tipi, quindi attribuibili ad altrettante, ignote figure di costruttori. Abbiamo trovato di notevole interesse quel nucleo di canne di facciata, probabilmente precedenti al Biroldi, dove l’arcaicità si evidenzia nel numero 1 ad L, profondamente inciso e con grafia segnata da mano sicura.
È stata rinvenuta all’interno dell’organo una canna ad ancia con noce à la bague, di ispirazione transalpina ma di costruzione industriale, databile quindi fine sec. XIX, inizi sec. XX.
Ma naturalmente sono queste le prime impressioni di un’indagine per ora sommaria.
Con ogni probabilità lo strumento, quanto a trasmissione, è stato trasformato da meccanico a pneumatico all’atto del trasporto nell’attuale posizione secondo una prassi dell’epoca, poi abbandonata per i problemi che presentava. Il ritorno al meccanico, negli organi di nuova costruzione, ha rappresentato infatti una delle conquiste del moderno movimento di cultura organaria.
L’elettroventilatore, di produzione svizzera collocato a sinistra della cassa, è un esempio di primi esemplari, coevo alla trasformazione dell’organo da meccanico a pneumatico, e presenta interessanti analogie con quello posato da Vincenzo Mascioni nell’organo a trasmissione pneumatica di San Satiro in Milano (1929 opus 413). Non va assolutamente eliminato, bensì conservato a documento di come la tecnica contribuì a facilitare l’opera dell’organista seppur contribuendo al tramonto del “levamantici”, figura che tanto peso ebbe nella storia dell’organo.
Lo strumento del Santuario assomma dunque interessi storici ed artistici ed è quindi soggetto a tutela di legge. Se ne auspica il restauro secondo le indicazioni che saranno fornite dall’Ufficio Beni Culturali della Curia Arcivescovile (arch. Carlo Capponi) e dalla Soprintendenza Regionale, competente dal 2007 nei compiti di tutela del patrimonio organario.


Nel 2010 il parroco don Gaudenzio Corno fa ristrutturare il Santuario e rimettere a nuovo gli affreschi. L’inaugurazione avvenne il 14 settembre 2012 con il card. Dionigi Tettamanzi.


L’organo del Santuario - 8

Il nostro organo attraverso le immagini

(Fotografie dell’organo, settembre 2014, cortesia di Marco Marzi)

Elettroventilatore a motore Meidinger, un pezzo da museo


Pedaliera


Vista canne dietro la facciata


Consolle con tastiera, pomelli e registri


Particolare tastiera con pistoncini, combinazioni fisse sottostanti


Tastiera


Mantice


Vista crivello con scritte registri originali


Vista secreta del somiere Bombarde ai pedali


Vista secreta del somiere del Principale 16’ bassi


Vista secreta somiere maestro


Vista squadre tiraregistri


Catenacciatura del somiere maestro


Registri pneumatici visti dall’anta laterale destra


Trasmissione pneumatica tubolare


Vista canne del rinforzo dei contrabbassi al pedale


Vista laterale del prospetto


Canna di facciata con incisioni di riferimento del costruttore (foto Felice Asnaghi)


Canne contrabbassi con relative valvole semitonati


Canne do1 - re1 - mi1 dei Contrabbassi al pedale


Canne Principale da 8’ poste sul somiere maestro


22 Vista in primo piano canne dei registri Tromba 8’ e Corno inglese 16’ soprani


Didascalia del foglio scritto

(fine)


Fonti bibliografiche e archivistiche

Bibliografia

Documentazione di archivio

Archivio storico diocesano di Milano

Archivio parrocchiale

Grazie a Mario Caimi si è potuto rintracciare la relazione dell’ing. Meardi del 1937 sul ripristino dell’impalcato dell’organo nella chiesa parrocchiale, i dati anagrafici dell’organista Pietro Giò Buraschi e alcune fotografie dei lavori di smontaggio e montaggio del palco dell’organo.

Archivio privato Felice Asnaghi

Ruolo Generale di Popolazione anni 1780, 1817, 1819, 1838.

Carte private Franco Gattoni

Devo inoltre ringraziare


Per ricordare

Orari estivi Ss.Messe

Le modifiche degli orari delle Ss.Messe festive e feriali per luglio ed agosto sono segnalate negli Avvisi.

SMN: la S.Messa feriale delle ore 20:30 di lunedì, si celebra in Santuario anzichè in OSC dal 1º lunedì di giugno all'ultimo di settembre.


Monsignor Mario Enrico Delpini nuovo Arcivescovo di Milano

Quest’oggi (7 luglio 2017, ndr) il Santo Padre, Papa Francesco, ha accettato la rinuncia all’ufficio di Arcivescovo di Milano presentata da Sua Eminenza Rev.ma il Card. Angelo Scola ed ha nominato nuovo Arcivescovo Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Mario Enrico Delpini, sinora Vicario generale della Diocesi Ambrosiana.

Allegati:


La Madonna Pellegrina visita la nostra Comunità

Presentiamo una selezione di 69 foto della visita che la statua della Madonna Pellegrina di Fatima ha fatto dal 15 al 22 gennaio 2017 nella nostra Comunità Pastorale.


Per attivare la galleria di immagini, cliccare qui.


Segnaliamo, inoltre, tre video del nostro concittadino Gaudenzio Castelli:

Ricordiamo che il numero di febbraio della Voce della Comunità riporta articoli e foto sullo straordinario evento.