Comunità Pastorale S.Crocifisso MEDA

La nostra storia

Breve storia della Comunità Pastorale S.Crocifisso

"Per Meda la nota caratteristica, il contrassegno specifico è sempre stato la sua Chiesa" così troviamo scritto nel primo numero del 1954 dell'Informatore parrocchiale "Lungo la via" e, fino agli inizi del XIX secolo, l'affermazione ci sembra vera dal momento che la storia della parrocchia di S.Maria Nascente (l'unica parrocchia allora presente) è stata, almeno dal 1000 alla fine del 1700, una storia di lotte per riconquistare la libertà di cui, fino a quel momento, aveva goduto. La prima testimonianza scritta della sua presenza sul territorio di Meda risale infatti al 1036 e racconta l'impegno di Anzeverto a donare ai sacerdoti della chiesa di S.Maria Nascente un campo di cinque pertiche. A questa donazione, dal 1036 al 1080 circa, ne seguirono altre: Arderico ad esempio donò una "selva castanea", Domenica un campo di ventisette tavole... Tutto ciò sembra testimoniare che fino a quell'epoca la chiesa era indipendente dal Monastero di S.Vittore il quale, divenuto però sempre più potente a livello economico oltre che politico e religioso, la inglobò e si arrogò ogni diritto su di essa, primo fra tutti quello di sceglierne il cappellano o vicario. Ci racconta il Liber Chronicus della parrocchia che il Monastero "...esercitava piena ed assoluta giurisdizione su tutto e su tutti, specialmente di eleggere il sacerdote Vicario che a suo nome governava la parrocchia, immettendolo al possesso della Vicaria colla imposizione del berretto che il sacerdote nominato doveva ricevere inginocchiato, dalle mani della Badessa, ed alla presenza delle Monache...". La decisione segnò l'inizio di una serie interminabile di reazioni. Il Prevosto di Seveso ne rivendicò la giurisdizione provocando l'intervento dell'Arcivescovo di Milano Robaldo che "...visti i documenti e partecipato l'affare coi Ven.Fratelli suoi della S.M.C. cardinali e con Galdino suo Cancelliere sentenziò: La Chiesa sopraccennata spettare intieramente alla cagione a al dominio del Monastero di S.Vittore...". Nel 1177 furono invece i medesi a voler scegliere il loro parroco "per il che" prosegue il nostro Liber "il Monistero intentò nuova lite, che terminò a suo favore, mediante sentenza proferita dal vescovo di Verona Sant'Omnebono come special delegato da Papa Alessandro III. Anzi essendosi dalla Comunità interposto appello allo stesso Alessandro III, questi lo rigettò, confermando con Autorità Apostolica la citata sentenza..". Nel frattempo i medesi che avevano iniziato a costruire su un terreno che non era di proprietà del Monastero una nuova chiesa si trovarono a fronteggiare sia l'opposizione della Badessa che, documenti alla mano, dimostrava come non potesse essere costruita nessuna chiesa a Meda senza suo permesso sia quella del Vescovo Algisio che "...con rescritto proprio proibiva a tutti i sacerdoti: che non riceviate alcun uomo o donna dello stesso borgo alla Penitenza o alla Comunione ovvero ad altro sacerdotale consiglio, se non in caso che a voi consti manifestamente che.... Abbia pria ricevuto dal sacerdote della Badessa medesima e Penitenza e Consiglio...".

Visti vanificare proteste e ricorsi centosessanta capifamiglia decisero di demolire le loro case e, riutilizzandone i materiali da costruzione, ricostruirle fuori dal dominio del Monastero. Fu di nuovo contesa ed arrivò ai Consoli di Giustizia di Milano i quali emisero una sentenza che, da una parte, confermava la posizione del Monastero per le case costruite con materiali provenienti dai suoi territori che non potevano essere riusati, dall'altra, confermava la posizione dei medesi per le poche case rimanenti. Tuttavia perché cessasse la lenta opera di demolizione dovette intervenire, nel 1188, una lettera dello stesso Papa Clemente III. Il clima si mantenne però teso anche se, per anni, non sfociò in gravi episodi sia per la particolare situazione storica in cui versava tutta la Lombardia dell'epoca sia per la situazione interna al Monastero.

Si arrivò così alla stipulazione della Convenzione del 10 dicembre 1252 che fu importante per la storia del Comune ma nulla cambiò in quella della Parrocchia: il Monastero mantenne infatti intatti i suoi diritti sulla chiesa di S.Maria Nascente e sulla nomina del cappellano anche se concesse ai medesi di ricostruire, con legno, paglia, qualche tegola ma senza torre campanaria, il campanile. A questo punto del nostro racconto viene spontaneo chiedersi com'era la chiesa per cui tanto si lottava. Ci aiuta nella ricostruzione una descrizione dell'ottobre 1567 di Leoneto da Clivone che, per conto di San Carlo Borromeo, compì a Meda una Visita Pastorale. Nel suo resoconto ci parla di una chiesa lunga 17 braccia (circa 10 metri)) e larga 10 (circa 6 metri), coperta solo di tegole, senza sagrestia, col pavimento in disordine, due specie di sacrari uno a destra dell'altare e uno a sinistra dell'ingresso, entrambi a terra e senza coperchio. Le pareti sono descritte disadorne e con crepacci. Gli altari risultano essere tre: al centro l'altare maggiore, quello dedicato a S.Antonio a destra e quello di S.Sebastiano a sinistra.

Il visitatore sottolinea che il parroco vi celebrava Messa nei giorni festivi e il lunedì. In cambio, oltre all'alloggio in una casa con orto attigua alla chiesa, riceveva dal Monastero 100 lire imperiali, 3 moggia di frumento, 8 brente di vino, 2 carri di legna e metà delle candele che i dolenti acquistavano e usavano in occasione dei funerali e poi offrivano alla chiesa.

Forse anche in seguito alla descrizione di Leoneto, nel 1581, in occasione di una Sua Visita Pastorale S.Carlo "...Prescrisse che si fabbricasse una nuova Chiesa nel luogo della già esistente troppo piccola con un campanile sul quale si dovessero porre almeno due campane. Inoltre" prosegue il Liber Chronicus "salvo i diritti del Monastero per la nomina del Rettore della Cura, dichiarò perpetuo ed inamovibile il Rettore stesso che prima era considerato semplice delegato delle Monache ad esercitare la cura delle anime...".

Inutile dire che le richieste del Cardinale aggiunsero occasioni di controversia a quelle già esistenti e costrinsero più volte i suoi successori ad intervenire fra medesi e Monastero per sedare, conciliare, costringere a rispettare gli accordi. Ogni pretesto serviva alla battaglia per l'emancipazione dal Monastero. Per ragioni di brevità ci limitiamo a ricordare due episodi fra i tanti esplicativi delle tensioni esistenti: uno relativo al 1600 -la questione della Croce- e uno relativo al 1700 -la controversia delle campane-.

La questione della Croce era una diatriba sorta fra la scuola del SS.Sacramento istituita dai medesi e a cui erano demandate le questioni di ordine religioso e il Monastero circa l'uso in processione di una Croce in rame balzato di proprietà della scuola o d'argento di proprietà del Monastero. La questione durò anni sostenuta, per conto del Monastero, da Mons.Pietro Lattuada, per conto dei medesi, dal conte Pirro de Capitanei e, nel 1688, vide l'intervento della Curia milanese ad imporre, per ristabilire la pace, l'uso di una terza Croce: quella della Pieve di Seveso.

La controversia delle campane ebbe invece inizio alla fine di dicembre del 1736 quando ci si rese conto che la campana maggiore del campanile era rovinata e, il 6 gennaio, all'insaputa della Badessa, venne tolta, probabilmente con l'intento di sostituirla con una acquistata con sottoscrizione popolare. Il Monastero però, in brevissimo tempo, a riconferma della sua supremazia, la sostituì. La notte stessa la nuova campana fu fatta precipitare. La Badessa chiese allora l'intervento, da Milano, dell'Avvocato fiscale ma i medesi lo attesero vicino al convento di S.Pietro Martire e lo misero in fuga con il suo seguito di 6 soldati.

Il giorno successivo, scortato da molti più militi, l'Avvocato entrò in paese, fece ricollocare la campana e diede inizio all'ennesimo processo della nostra storia.

Paradossalmente perché la chiesa di S.Maria Nascente potesse vivere tempi tranquilli dovette attendere la Rivoluzione Francese e precisamente il 27 maggio 1798 quando il Monastero di S.Vittore fu soppresso e, dopo alcuni mesi, il complesso che lo ospitava fu acquistato da un fornitore dell'esercito francese Giovanni Giuseppe Maunier.

È dunque nel 1800, a prescindere dal miracolo del S.Crocifisso del 2 agosto 1813, che S.Maria Nascente inizia una normale vita di parrocchia e, specie attraverso gli scritti dei suoi Parroci, permette a noi parrocchiani del duemila di ripercorrere non solo la storia religiosa ma anche (e forse meglio di quanto non permettano le fonti civiche) sociale e civile dei nostri avi. Consultando le carte del suo archivio sappiamo che nella seconda metà del 1800 cominciò a profilarsi il problema di una chiesa più ampia e i medesi, impossibilitati da ragioni burocratiche a costruirne una nuova, ampliarono la vecchia con l'aggiunta di due navate, un'arcata in fondo alla navata maggiore, altare e nuovo campanile che, negli anni venti del 1900, dopo la costruzione di una seconda arcata ospitò otto campane ma veniamo anche a conoscenza di notizie relative alla situazione demografica, economica e sociale della nostra gente e scopriamo una vivace e crescente attività dei laici cattolici. Accanto alle organizzazioni con tradizione ormai secolare come la Confraternita del SS.Sacramento (approvata nel 1728) a partire dall'ultimo decennio dell'ottocento si rafforza l'impegno socio-politico dei cattolici. Dall'aprile 1896 è attivo un Comitato parrocchiale "sorto... ...per comando del Sommo Pontefice Leone XIII, inculcata specialmente tale istituzione dall'Eminentissimo Cardinale Andrea Ferrari Arcivescovo di Milano, favorito in speciale modo dal Rev.mo Parroco di Meda Sig.don Giovanni Trabattoni...". Il Comitato (che negli anni 1898/1899 segue la sorte di tutte le Società considerate Sovversive dal Governo) fa riferimento all'Opera dei Congressi, organizza conferenze pubbliche e private, sensibilizza i parrocchiani su temi di attualità, sollecita la formazione di una opposizione democratica, istituisce persino una biblioteca circolante e vive un forte impegno politico a livello locale. Leggendo il suo Libro dei Verbali conservato nell'Archivio Parrocchiale ricostruiamo la capillarità con cui i soci conducevano la propaganda elettorale e i risultati ottenuti. La sua fervente attività non riesce però a sopravvivere a lungo allo scioglimento dell'Opera dei Congressi decisa dalle Autorità ecclesiastiche. Sono ancora le relazioni stilate dal Parroco a darcene notizia. In quella redatta in occasione della Visita pastorale del 1907 troviamo ancora segnalati 30 iscritti al Comitato e 300 alla Lega del Lavoro, in quelle del 1912 e del 1918 invece il Comitato e Lega non sono più segnalati. Ciò significa due cose, entrambe ricavabili dall'incrocio di notizie tratte da documenti d'archivio e testi storici. Innanzitutto che, nella vita della parrocchia del primo novecento, non viene meno l'impegno e la presenza dei laici solo torna ad orientarsi in prevalenza verso organizzazioni tradizionali come La Confraternita del SS.Sacramento e le varie Pie Unioni articolate per settore dalle Madri cristiane ai Luigini, alle figlie di Maria. In secondo luogo che, nella vita della nostra parrocchia come in quella della Chiesa italiana, sta lentamente maturando una nuova associazione laicale: l'Azione Cattolica la quale, soprattutto a partire dalla nascita del Partito Popolare di don Sturzo (1919) e dalla conseguente più marcata divisione di compiti fra A.C., sindacato, partito, inizia la sua riorganizzazione (Statuti del 1923). In questi anni si mantiene forte in parrocchia il fervore religioso tanto che la chiesa, rispetto alla pratica religiosa del tempo, appare troppo piccola. Il Card.Schuster sollecita con insistenza il parroco a trovare un'adeguata soluzione al problema. Fra le carte d'Archivio, in data 14 dicembre 1930, troviamo scritto dal prelato: "...Io voglio a Meda una vasta chiesa, parrocchiale, rispondente alla popolazione, la voglio ex novo, in posizione comoda al popolo...". Inizia così per il parroco di allora ma anche per tutti i suoi successori e per tutti i parrocchiani del tempo e futuri l'"avventura della costruzione della nuova chiesa" di S.Maria Nascente. Passeranno ventisei anni (dicembre 1930-settembre 1956) solo per arrivare alla sua consacrazione. Nel frattempo la vita della parrocchia attraversa gli anni del Fascismo, della seconda guerra mondiale, della ricostruzione e del boom economico che, suo malgrado, la modificano. Vive in prima persona l'opposizione del regime alle organizzazioni cattoliche, vede chiudere le sedi parrocchiali di A.C. .

È costretta a recepire ed adeguarsi alle disposizioni impartite dalla Questura in materia di organizzazioni giovanili cattoliche. Di tali disposizioni è conservato un sunto dattiloscritto, unitamente ai verbali di restituzione di suppellettili e locali delle sedi.

Unita alla tradizionale forte pratica religiosa la parrocchia incrementa, a partire da questi anni, la formazione dei laici promuovendo conferenze, ritiri, convegni, corsi di formazione (ad esempio, in base a documenti d'archivio, il corso di formazione per uomini di A.C. presentato l'11 novembre 1931 dall'assistente diocesano don Galimberti era di durata biennale e, attraverso un nutrito tesario, prevedeva per il primo anno l'affronto del tema della Fede e, per il secondo anno, quello dei Comandamenti e dei Precetti), settimane sociali parrocchiali con conferenze serali su temi che spaziano dall'educazione, alla storia, alla chiesa… tenute da relatori di alto livello e, in qualche caso destinati ad occupare un posto di rilievo nell'opposizione cattolica al fascismo e nella formazione della Democrazia Cristiana come Piero Malvestiti fondatore del Movimento Guelfo d'Azione.

Nel 1947 don Marcello Gianola, nella sua relazione, definisce "…ottima l'attività dell'Associazione Uomini di Azione Cattolica…" che conta 141 aderenti e, come avvertendo il pericolo o il punto debole del puro attivismo sulle sorti future dell'Associazione e dell'impegno religioso, morale e socio-politico dei suoi aderenti, prosegue "…ma il lavoro in campo politico, sindacale, ricreativo minaccia di compromettere la sua opera di formazione dei Soci…".

Nella stessa relazione, forse segno del loro indebolimento o della inevitabile trasformazione della parrocchia, non è messa in evidenza l'attività di Confraternite e pie Unioni e si segnalano invece 45 soci della Conferenza di S.Vincenzo che scendono a 22 nel 1952 ma assistono 25 famiglie e organizzano una mensa che fornisce quotidianamente la minestra calda ("tranne in estate" precisa il parroco) a trenta commensali poveri.

Le informazioni sull'Azione Cattolica si fanno numericamente più dettagliate: nel 1952 sono 142 gli uomini aderenti, 130 le donne, 222 i giovani, 293 le giovani su 11'500 parrocchiani fra cui, a detta di don Marcello, comincia ad avere presa la stampa periodica allora ritenuta scandalistica come "Grand Hotel".

Nonostante questo rilievo la partecipazione alla vita religiosa si mantiene forte, gli oratori sono vivaci e frequentati al punto che, negli anni sessanta, si costruisce e inaugura il nuovo Oratorio maschile S.Crocifisso, in sostituzione di quello vecchio di via S.Maria. A questa realtà fanno riferimento molte iniziative formative, culturali e ricreative dalla catechesi, al cinema all'aperto, al cineforum, all'organizzazione delle sfilate di carnevale, al Palio dei Ragazzi.

Negli stessi anni l'aumento della popolazione determina il sorgere di altre parrocchie: Madonna di Fatima nel quartiere Polo e, all'inizio degli anni settanta, S.Giacomo Apostolo. Per S.Maria Nascente comincia, a livello strutturale, la stagione di risanamenti e ristrutturazioni e, a livello spirituale, quella di ripensamento non solo delle modalità di evangelizzazione ma anche di stile, formazione, partecipazione e presenza corresponsabile dei laici al suo interno.

Con l’anno 2006 si fa concreto, con la nomina di don Silvano Casiraghi a parroco e coordinatore dell’unità pastorale cittadina di Meda, l’inizio del cammino che porterà nel 2009, parroco don Gaudenzio Corno, alla Comunità pastorale S.Crocifisso di Meda.

Inoltre il Santuario abbisogna di numerose opere di manutenzione, onde evitare danni irreparabili alla struttura ed agli affreschi: i lavori, accuratamente progettati anche con la collaborazione della Curia e della Sovrintendenza ai Monumenti, iniziano il 29 novembre 2010 ed il Santuario sarà riaperto al pubblico a settembre 2012.


Per ricordare

Orari estivi Ss.Messe

Le modifiche degli orari delle Ss.Messe festive e feriali per luglio ed agosto sono segnalate negli Avvisi.

SMN: la S.Messa feriale delle ore 20:30 di lunedì, si celebra in Santuario anzichè in OSC dal 1º lunedì di giugno all'ultimo di settembre.


Monsignor Mario Enrico Delpini nuovo Arcivescovo di Milano

Quest’oggi (7 luglio 2017, ndr) il Santo Padre, Papa Francesco, ha accettato la rinuncia all’ufficio di Arcivescovo di Milano presentata da Sua Eminenza Rev.ma il Card. Angelo Scola ed ha nominato nuovo Arcivescovo Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Mario Enrico Delpini, sinora Vicario generale della Diocesi Ambrosiana.

Allegati:


La Madonna Pellegrina visita la nostra Comunità

Presentiamo una selezione di 69 foto della visita che la statua della Madonna Pellegrina di Fatima ha fatto dal 15 al 22 gennaio 2017 nella nostra Comunità Pastorale.


Per attivare la galleria di immagini, cliccare qui.


Segnaliamo, inoltre, tre video del nostro concittadino Gaudenzio Castelli:

Ricordiamo che il numero di febbraio della Voce della Comunità riporta articoli e foto sullo straordinario evento.